Introduzione

 

I dirottamenti aerei dell' 11 settembre 2001, sono stati seguiti quasi in tempo reale da milioni di telespettatori in tutto il mondo, inaugurando l' era del super terrorismo di Al QaedaL' 11 settembre 2001 ha segnato un punto di svolta nella storia dei dirottamenti aerei, quando quattro voli commerciali dell' American Airlines sono stati utilizzati quali vere e proprie armi di distruzione di massa contro obiettivi (il World Trade Center ed il Pentagono) dall' alto valore simbolico. Il nuovo "super terrorismo" di Al Qaeda aveva, nell' arco di poche ore, sconvolto tutte quelle che erano state le lezioni apprese fino ad allora sui dirottamenti aerei e sulla loro gestione. Non più un atto di pirateria mirante all' ottenimento di una ben precisa contropartita, ma un crimine volto esclusivamente a provocare un ingente numero di vittime civili. L' 11 settembre ha quindi chiuso per molti versi l' epoca di quei dirottamenti che potremmo definire "convenzionali", alle volte risolti grazie ad audaci azioni militari, che hanno caratterizzato buona parte degli anni '80 ed originatisi ben trenta anni prima di quella fatidica data di settembre, con un' azione, visti i tempi, di pari eco mediatica.

 

John Testrake, pilota del volo TWA tenuto in ostaggio per sedici giorni a Beirut, ed uno dei dirottatori arabi


 

Da Dawson's Field a Entebbe


11 settembre 1970: a Dawson's Field, in Giordania, tre aerei di linea vuoti vengono fatti saltare dai terroristi palestinesi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Il 6 settembre 1970, due aerei di linea vengono dirottati da un commando del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (F.P.L.P.) e fatti atterrare a Dawson's Field, un vecchio aeroporto militare nel deserto giordano. Il dirottamento di un terzo apparecchio (il volo Pan Am 93), decollato da Amsterdam, fallisce grazie alla reazione del personale di sicurezza a bordo, che uccide uno dei dirottatori e cattura il secondo, una donna. I terroristi chiedono la liberazione di alcuni prigionieri palestinesi detenuti in Svizzera e Germania dell' ovest. Il 9 settembre un terzo apparecchio è dirottato verso Dawson's Field, il quale è stato nel frattempo rinominato "aeroporto della Rivoluzione". In Europa si teneva intanto un vertice segreto tra il Primo Ministro britannico Edward Heath ed altri capi di stato europei, onde pervenire alla scarcerazione dei palestinesi detenuti e consentire il rilascio degli ostaggi. Sarà solamente venerdì 11 settembre che la vicenda avrà termine. Nonostante la liberazione dei compagni detenuti, dopo aver fatto scendere tutti i passeggeri dagli aerei, i terroristi fanno saltare in aria i tre apparecchi davanti alle telecamere dei media internazionali. Le immagini dei velivoli in fiamme, entrano nelle case di mezzo mondo, divenendo per molti anni il simbolo dell' inizio di una nuova epoca del terrore, proprio come le immagini delle torri gemelle ridotte in polvere hanno tenuto a battesimo l' era del "super terrorismo" (forse la scelta dello stesso giorno anche per gli attacchi negli USA non è stata casuale). In entrambi i casi, tanto Al Qaeda quanto il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, avevano raggiunto il proprio obiettivo: utilizzare i media internazionali quali strumento di propaganda e pressione psicologica.



Come visto, la crisi di Dawson's Field ha avuto termine senza spargimento di sangue. Non sempre è stato però possibile risolvere i dirottamenti aerei in maniera incruenta. Per l' impossibilità ad assolvere alle richieste dei dirottatori o per una minaccia diretta ed inequivocabile alle vite dei passeggeri, in alcuni casi ci si è trovati a dover rispondere con la forza.



Operazione FULMINE / JONATHAN: nella mappa il tragitto seguito dall' aereo dirottato (in rosso) e la rotta della forza aerea d' assalto (in nero) Se escludiamo l' operazione "ISOTOPE" del 1972 (effettuata dal Sayeret Mat’kal israeliano allo scopo di liberare i passeggeri di un Boeing 707 delle linee aeree Sabena), la prima risposta risoluta da parte di uno Stato al crimine della pirateria aerea avviene il 27 giugno del 1976, quando un commando formato da elementi del F.P.L.P.e della Baader-Meinhof tedesca, dirottava un Air Bus A300 dell' Air France diretto da Tel Aviv a Parigi, con a bordo 245 passeggeri e 12 membri d' equipaggio. Con il placet dell' allora Presidente ugandese Idi Amin Dada (e dopo esser stato rifornito di carburante in Libia) l' apparecchio atterra presso l' aeroporto di Entebbe (Uganda). La richiesta avanzata dai terroristi è quella di liberare 53 compagni detenuti (40 dei quali si trovavano in Israele) ed appare immediatamente chiaro che gli ostaggi ebrei (a bordo ve ne erano 83) sarebbero stati utilizzati quale "merce di scambio". Quando vengono rilasciati tutti i passeggeri ad eccezione degli israeliani, il governo di Yitzhak Rabin lancia quella che sarebbe stata ricordata quale la più audace azione di controterrorismo della storia: l' operazione "FULMINE". Il 3 luglio, due Boeing 707 con contrassegni civili e quattro Hercules C-130, decollano dall' aeroporto di Lod alla volta di Entebbe carichi di commandos, apparecchiature elettroniche e mediche. Dopo aver sorvolato senza scalo Mar Rosso, Etiopia e Kenya seguendo rotte commerciali, gli Hercules atterrano sull' aeroporto di Entebbe e, in circa 90 minuti, 280 incursori eliminano i terroristi e recuperano gli ostaggi (detenuti nel vecchio air terminal). Onde evitare un inseguimento aereo, i militi distruggono undici caccia Mig dell' aviazione ugandese (con il supporto di due operatori dello Special Air Service britannico). Sulla via del ritorno, gli apparecchi fanno scalo in Kenya per il rifornimento. L' operazione fu ritenuta un successo. Solo due ostaggi erano morti assieme ad un membro dei reparti d' assalto (il Tenente Colonnello Yonni Netanyahu, fratello dell' ex premier israeliano Benjamin Netanyahu, in memoria del quale l' operazione sarà ribattezzata "JONATHAN"), mentre 7 terroristi e 20 militari ugandesi erano stati eliminati. Altri tre terroristi vennero catturati vivi.



Considerata la distanza dall' obiettivo ed il livello di organizzazione logistica atto a supportarla, l' operazione "FULMINE / JONATHAN" costituisce ad oggi una pietra miliare fra gli interventi di controterrorismo militare. Ma a causa dell' eccezionalità della situazione in cui le forze si trovarono ad operare, un' operazione simile non avrebbe più avuto luogo mentre, ben presto, un reparto d' élite occidentale si sarebbe trovato a sperimentare sul campo, tattiche mai applicate fino ad allora nell' ambito di un' operazione di liberazione ostaggi all' interno di un volo di linea.



Case Study

 

Ulrich K. Wegener e gli uomini del G.S.G.9, ricevono le congratulazioni del Cancelliere tedesco Shmidt, all' indomani del raid di Mogadiscio1977, Mogadiscio (Somalia): l' anno successivo al raid di Entebbe, è quindi la volta della prima operazione di liberazione ostaggi eseguita all' interno di un aeromobile e facendo uso di tecniche moderne. E' il 13 ottobre 1977, quando il volo Lufthansa LH181, decollato da Palma di Majorca, viene dirottato da quattro terroristi arabi (due uomini e due donne), i quali chiedono la liberazione dei terroristi della Baader Meinhof detenuti in Germania e nove milioni di dollari di riscatto. L' aereo fa scalo a Roma, dove il Comandante è in grado di gettare sulla pista dell' aeroporto quattro pacchetti di sigarette, a segnalare il numero dei dirottatori. Questo gesto gli costerà la vita. L' apparecchio, ora comandato dal copilota, raggiunge infine Mogadiscio il 17 dello stesso mese, seguito a breve distanza da un 707 nel quale si trovava l' unità d' assalto tedesca G.S.G.9 e due osservatori dello S.A.S. britannico (il Maggiore Alastair Morrison, eroe della battaglia di Mirbat e vice Comandante dello S.A.S., ed il Sergente Barry Davies). Poche ore dopo, i commandos avrebbero dato il via all' operazione "ZAUBERFEUER / MAGIC FIRE", uccidendo tre dei quattro terroristi e liberando tutti gli ostaggi in appena cinque minuti.


L' intervento di Mogadiscio ha ufficializzato molte di quelle che sarebbero state le procedure operative utilizzate in futuro per la riacquisizione di apparecchi dirottati e che passeremo in rassegna più avanti, non prima di aver analizzato un ulteriore caso di dirottamento aereo, questa volta con esito del tutto opposto.



Massacro a Malta: i militari maltesi della Task Force trasportano via i corpi degli ostaggi morti nel corso del fallito raid delle forze speciali egiziane1985, Malta: il 23 novembre 1985, il volo Egypt Air MS648 in volo da Atene al Cairo, viene dirottato da tre uomini armati facenti parte dell' organizzazione Settembre Nero (guidata da Sabri Al-Banna alias Abu Nidal, morto in circostanze misteriose in Iraq nel 2003). Un' ufficiale di sicurezza uccide il leader dei dirottatori, prima di essere egli stesso ferito insieme a due assistenti di volo. I terroristi chiedono di essere trasportati in Libia od in Tunisia, ma l' apparecchio è costretto ad atterrare a Malta per il rifornimento. Vengono rilasciate le hostess ferite ed undici donne, ma il Governo maltese non consente il rifornimento finché tutti i passeggeri non siano rilasciati. Il leader del commando minaccia quindi di uccidere un ostaggio ogni 10 minuti. I terroristi spareranno a cinque passeggeri, tre dei quali sopravviveranno. Dall' Egitto giunge intanto l' unità antiterrorismo Saaqa la quale, dopo 22 ore di negoziazione, assalta l' aereo provocando la morte di 57 ostaggi e la distruzione dell' apparecchio. Solo uno dei dirottatori sarà catturato vivo.



Se "ZAUBERFEUER / MAGIC FIRE" ha di fatto costituito un' operazione da manuale, tenendo a battesimo le moderne tattiche di riacquisizione militare di un apparecchio dirottato, quella di Malta verrà ricordata quale una vera e propria catastrofe nella storia del controterrorismo. Sarà quindi utile analizzare le procedure operative impiegate prima e durante entrambi i raid, onde comprendere cosa ha contributo al successo nel primo caso e ciò che invece ha determinato il fallimento nel secondo.



1. Attività di intelligence generica: questa fase inizia ben prima dell' atterraggio dell' apparecchio. Se in possesso delle identità dei dirottatori o della loro affiliazione terroristica, si procede alla raccolta di informazioni su eventuali precedenti da parte degli elementi coinvolti, onde stilare un profilo psicologico (anche noto come prosoprofilo) ed anticiparne le mosse.



MOGADISCIO: come visto, ancor prima di raggiungere Mogadiscio, il pilota fu in grado di comunicare il numero di dirottatori a bordo, lasciando cadere quattro pacchetti di sigarette sulla pista dell' aeroporto di Roma.



MALTA: pochi minuti dopo l' inizio della crisi, il commando dichiara alla torre di controllo di Atene di far parte dell' organizzazione Settembre Nero di Sabri-Al-Banna, alias Abu Nidal.



2. Isolamento dell' apparecchio: una volta a terra, è necessario che l' aviogetto sia immediatamente isolato in una zona dell' aeroporto facilmente controllabile ed in grado di fornire vantaggio tattico in caso di assalto. In genere, gli aeroporti hanno una specifica area designata ad accogliere gli aerei dirottati.


Forze di sicurezza somale tengono sotto tiro l' apparecchio, fermo sulla pista dell' aeroporto di Mogadiscio


MOGADISCIO: il comandante del G.S.G.9, Ulrich K. Wegener, predispose l' immediato isolamento dell' aereo da parte delle forze armate locali, onde prevenire l' avvicinamento di personale non autorizzato.


Membri delle forze armate maltesi vengono dispiegati in prossimità dell' area di sosta n°4 del Malta International Airport. Ben visibile nell' immagine l' aereo dirottato


MALTA: l' apparecchio atterra alle 22:15 e viene diretto verso l' area di sosta n°4. L' area è isolata dai militari e dai poliziotti maltesi.



Il Maggiore dello S.A.S. britannico Alastair Morrison (sinistra), ripreso presso l' aeroporto di Mogadiscio nel corso della crisi. Insieme al Sergente Barry Davies, Morrison gestì i negoziati con i terroristi3. Unità di crisi / cellula di negoziazione: l' unità di crisi ha la responsabilità della gestione sinergica di tutti i soggetti coinvolti, facendo proprio il compito di giungere ad una risoluzione pacifica della crisi. Essa dovrà essere composta esclusivamente da personale con interesse diretto negli eventi contingenti. Stiamo quindi parlando dei responsabili della struttura aeroportuale, dei servizi segreti, delle forze di polizia, delle forze armate e dei servizi di emergenza, oltre che di un' alta carica dello Stato (quale il Ministro degli Interni) e di eventuali rappresentanti diplomatici. L' unità di crisi avrà inoltre il compito di porre in allerta le strutture ospedaliere più vicine. Al suo interno sarà presente una cellula di negoziazione. Essa ha la funzione di mantenere costantemente aperto un contatto con i dirottatori, onde stabilire quelle che sono le richieste e le motivazioni degli stessi e la situazione a bordo (necessità di consegnare viveri o far giungere cure mediche per ostaggi eventualmente feriti). La cellula di negoziazione ha inoltre il compito di guadagnare tempo e permettere alla squadra d' assalto di pianificare un eventuale raid. Laddove le richieste dei dirottatori non possano essere soddisfatte o esista un serio pericolo per l' incolumità dei passeggeri, si rende infatti necessario l' intervento armato. Gli eventi che possono far scattare il piano di liberazione da parte delle unità d' assalto, sono l' uccisione di ostaggi o la minaccia di far saltare in aria l' apparecchio.



MOGADISCIO: un' unità di crisi con relativa cellula di negoziazione è stata immediatamente allestita grazie alla presenza del personale tedesco. I negoziatori provenivano dallo S.A.S. britannico. I terroristi chiedevano il rilascio di alcuni membri della Baader Meinhof ed un ingente riscatto. L' unità d' assalto venne autorizzata ad intervenire dopo le ripetute minacce da parte dei terroristi di far saltare in aria l' apparecchio.



MALTA: l' allestimento dell' unità di crisi / cellula di negoziazione fu del tutto carente. Il Maggiore Joe Sultana delle forze armate locali, nonostante avesse da poco terminato un corso per negoziatori, venne messo da parte e la torre di controllo si trovò affollata con personale che nulla aveva a che fare con la crisi in corso (inclusi il Ministro dei Lavori Pubblici e quello del Turismo). Quando i terroristi chiesero di essere riforniti, i negoziatori posero il rilascio di tutti i passeggeri quale condicio sine qua non. I terroristi, esasperati, diedero quindi il via alle esecuzioni dei passeggeri. I corpi di cinque ostaggi vennero gettati sulla pista. Nonostante ciò, il governo maltese rimase irrazionalmente fermo sulla propria linea. Successivamente i dirottatori chiesero di parlare con l' ambasciatore algerino o libico, riuscendo a mettersi in contatto con quest' ultimo. Carente anche l' organizzazione logistica: il cibo richiesto dal Capitano dell' aereo per i passeggeri, arrivò dopo tre ore dalla richiesta. Nonostante i cenni di cedimento dei dirottatori, i commandos egiziani decisero che avrebbero condotto l' attacco ad ogni costo, distruggendo l' apparecchio con tutti i passeggeri a bordo nel caso non fossero riusciti a penetrarvi all' interno. Il governo maltese non ebbe alcuna voce in capitolo in merito alla possibilità o meno di effettuare il raid. Una volta data l' autorizzazione all' azione, si venne infatti a sapere che i commandos erano già in posizione nei pressi dell' apparecchio.



4. Attività di intelligence a terra: essa è resa possibile grazie alle informazioni fornite da ostaggi eventualmente rilasciati o tramite il posizionamento di squadre di osservazione nelle vicinanze dell' apparecchio. L' avvicinamento dei militari deve esser effettuato nel modo più discreto possibile. Spesso tale compito può esser assolto da cellule di tiratori scelti. Gli osservatori avranno il compito di riferire ogni informazione eventualmente acquisita in merito a numero, posizione ed armamento dei dirottatori. Prima dell' esecuzione di un eventuale raid, sarà necessario essere in possesso delle seguenti informazioni:


- Numero dirottatori, loro armamento ed ubicazione
- Numero ostaggi a bordo e loro ubicazione
- Numero di entrate dell' aereo
- Presenza o meno di esplosivi (tanto in corrispondenza delle entrate quanto in qualsiasi altra posizione)
- Possibilità di raggruppare i dirottatori in cabina per farli discutere con la torre di controllo onde distrarli al momento dell' attacco


MOGADISCIO: circa un' ora prima dell' assalto, un team di osservazione tedesco si avvicinò fino a 30 metri dall' apparecchio, localizzando la posizione di due dirottatori per mezzo di strumenti di rilevazione termica.



Un operatore della squadra speciale S.A.R. dell' Armed Forces of Malta (indicato dalla freccia), ritratto mentre osserva l' apparecchio dirottato protetto da un muro di cintaMALTA: benché fossero stati rilasciati ben 11 ostaggi, le autorità non vennero a conoscenza del numero esatto di dirottatori. Alcuni passeggeri scambiarono infatti due ufficiali di sicurezza, obbligati ad assistere i terroristi, per membri del commando, facendo quindi salire a quattro il numero dei sospetti (i dirottatori erano in realtà due, dato che il loro leader era stato precedentemente ferito a morte). I commandos egiziani si recarono in seguito presso l' ospedale Saint Luke onde interrogare gli ostaggi rilasciati. Il cibo richiesto dal Capitano dell' apparecchio, venne consegnato da personale di sicurezza in abiti civili, ma gli uomini non ottennero alcuna informazione utile. L' avvicinamento di una squadra di osservatori delle forze armate (la misteriosa unità S.A.R., addestrata dalle forze speciali italiane) e della polizia maltesi, venne individuato dai terroristi, i quali minacciarono di far saltare in aria l' apparecchio qualora non fossero stati ritirati. Apparati per le intercettazioni ambientali ed elettroniche erano pronti ad esser consegnati da un elicottero statunitense in partenza da Sigonella, ma l' allora governo maltese (attestato su posizioni filo arabe ed anti americane) diffidò gli apparecchi dall' entrare nello spazio aereo maltese, richiedendo che l' equipaggiamento venisse recapitato da un elicottero italiano. L' autorizzazione tardò ad arrivare e l' attrezzatura non giunse mai a Malta, privando l' unità di crisi della possibilità di acquisire informazioni utili alla risoluzione del dirottamento. Da informazioni ricevute da Corpi d' élite.net direttamente dagli ex operatori della S.A.R. presenti sulla scena del dirottamento, risulta inoltre che gli ufficiali egiziani decisero di effettuare dei voli di ricognizione a bassissima quota sopra l' aereo dirottato, onde effettuare delle riprese. I filmati non vennero però mai visionati in tempo per l' assalto: al momento di predisporre un apparecchio televisivo per la visione della pellicola, gli ufficiali del Saqa persero del tempo prezioso, distratti da una commedia sexy intercettata sulle reti televisive italiane! L' unica informazione utile agli assaltatori, provenì da parte del Comandante dell' aereo, il quale, poco prima dell' attacco, avvertì che le entrate principali erano state chiuse dall' interno.



5. Allestimento del dispositivo d' assalto: una o più squadre d' assalto adeguatamente equipaggiate saranno sempre pronte ad intervenire nel caso gli eventi precipitassero. L' unità d' intervento potrà provenire dalle forze di sicurezza nazionali o, nel caso queste ultime non dispongano di un reparto specificamente addestrato, il Paese che si trova a dover ospitare l' apparecchio richiederà l' intervento di un' apposita unità dall' estero. Contemplabile la presenza di uno o più consiglieri facenti parte di unità militari straniere, con pregressa e maggiore esperienza nel campo. Auspicabile la possibilità di far addestrare la squadra all' azione su di un apparecchio simile.



Una granata stordenta flashbangMOGADISCIO: trattandosi di un apparecchio tedesco, il governo della Germania federale predispose l' intervento di 20 uomini del G.S.G.9. I tedeschi vennero affiancati da due operatori dello S.A.S. britannico, i quali avevano portato con se le nuove granate flashbang. Le flashbang sono ordigni stordenti e non offensivi, i quali producono un esplosione da 175 decibel ed una luminescenza da 2 milioni e mezzo di candele. L' energia è sprigionata dall' alto e dal basso dell' ordigno in maniera radiale. L' effetto è quello di tramortire i terroristi per circa 5 secondi, consentendo agli assaltatori di eliminare la minaccia. Nonostante fosse opinione comune che tali granate fossero state utilizzate durante l' intervento di Mogadiscio, l' allora Comandante del G.S.G.9 ha invece rivelato come il loro impiego venne bocciato per paura che il fosforo presente in esse incendiasse l' apparecchio. Le flashbang di nuova generazione, possono essere impiegate con sicurezza anche sugli aerei e consentono di avere fino a quattro esplosioni in sequenza, onde incapacitare totalmente la minaccia. Importante anche l' armamento. Trattandosi di uno spazio chiuso, gli assaltatori saranno armati con pistole o pistole mitragliatrici, armi corte e quindi maneggevoli nello spazio ristretto di un aereo. Altro dato degno di nota è costituito dal munizionamento. Ci troviamo in un ambiente ove terroristi ed ostaggi sono a strettissimo contatto fra loro. E' quindi necessario evitare rimbalzi dei proiettili e far sì che gli stessi non trapassino i corpi dei terroristi colpendo gli ostaggi. Saranno allora utilizzati proiettili a bassa velocità, di piccolo calibro (ad esempio 9 o 22 mm) e con ogiva in ceramica in grado di disintegrarsi contro qualsiasi superficie, senza creare rimbalzi e ad elevato potere d' arresto. In ultimo, la squadra dovrà essere equipaggiata con tute ignifughe, protezioni balistiche ed eventuali maschere antigas. Il G.S.G.9 a Mogadiscio aveva tenuto conto di questi fattori, armandosi con pistole mitragliatrici MP5, pistole, munizionamento adeguato e protezioni balistiche.



MALTA: qui la situazione si fa più complessa. Trattandosi di un aereo egiziano, venne autorizzato l' intervento del Saaqa. Qualche anno prima, l' unità era stata addestrata dalla Delta Force statunitense e tre ufficiali della suddetta unità erano quindi stati affiancati ai commandos. Gli americani ricevettero però ben due brutte sorprese. Il governo egiziano, per paura di colpi di stato, aveva nel frattempo sostituito il nucleo originale del reparto con personale non qualificato. Inoltre, una volta giunti a Malta, il governo di Carmenu Mifsud Bonnici ordinò ai tre americani di togliersi le divise, isolando il più alto in grado negli uffici dell' Helicopter Squadron dell' Armed Forces of Malta ed i rimanenti due nell' ambasciata americana. I tre consiglieri della Delta Force vennero quindi tagliati fuori dalla gestione della crisi ed impossibilitati a contattare gli egiziani. Una volta venuti a sapere della volontà del Saaqa di attaccare l' aereo ad ogni costo, gli statunitensi andarono su tutte le furie: visti i cenni di stanchezza dei dirottatori, la Delta Force era infatti certa che la crisi si sarebbe potuta risolvere senza l' uso della forza. Il Dipartimento di Stato U.S.A. continuò comunque ad offrire aiuto attraverso la propria ambasciata, ma questo venne rifiutato. Da parte loro, gli egiziani condussero l' attacco senza l' equipaggiamento adeguato, vestiti in jeans e scarpe da ginnastica. Inoltre fu rifiutato qualsiasi tipo di assistenza da parte del personale militare e di polizia maltese. Le armi impiegate sarebbero state delle MP5-K in versione accorciata. Successivamente, il comandante del Saaqa, affermò che, con l' aiuto degli americani, l' attacco si sarebbe potuto risolvere con un successo.



6. Modalità d' intervento della squadra d' assalto: una volta dato il via al raid, i mezzi d' emergenza e le forze di polizia verranno posti in attesa al fine di evacuare eventuali feriti od intervenire per sedare principi di incendio. Come ben chiaro, la pista di un aeroporto è un luogo aperto, il quale rende difficoltoso l' avvicinamento occulto degli assaltatori. La squadra effettuerà quindi l' avvicinamento (tecnicamente noto quale "progressione") perfettamente in linea con la coda dell' apparecchio, sfruttando il punto cieco offerto dal velivolo. Qualora le circostanze lo permettano, l' attacco sarà effettuato durante le ore notturne. L' avvicinamento può esser condotto a piedi, su Land Rover o sulle scale motorizzate presenti sulla pista. Necessario è predisporre tiratori scelti a copertura degli assaltatori, che potranno riferire in merito ai movimenti dei dirottatori. Una volta posizionatasi la forza principale, sarà utile allestire un diversivo onde distrarre i terroristi dai punti d' entrata scelti dal dispositivo d' attacco. Essi potranno essere tanto le entrate principali dell' apparecchio, quanto le uscite d' emergenza. I portelloni saranno fatti saltare grazie a cariche "a cornice", le quali consentono il controllo della detonazione senza ferire gli occupanti. Una volta all' interno, verrà dato ai passeggeri l' ordine di ripararsi sotto i sedili e tutti i terroristi saranno sistematicamente abbattuti, onde evitare l' innesco di granate o di qualsiasi altro tipo di materiale esplodente (diversi anni dopo i casi qui in esame, il G.I.G.N. francese, dopo aver liberato un aereo dirottato sull' aeroporto di Marsiglia, rinvenne nella cabina di pilotaggio un ingente quantitativo di esplosivo: solo la violenza dell' attacco sferrato aveva scongiurato l' innesco da parte dei terroristi). Le squadre d' assalto possono essere in possesso delle fotografie dei dirottatori, per una precisa identificazione della minaccia. Al termine del raid, tutti gli occupanti l' apparecchio saranno isolati ed identificati, onde individuare la presenza di terroristi eventualmente confusisi con gli ostaggi.



MOGADISCIO: il G.S.G.9 ha attaccato l' obiettivo a notte fonda. Venti commandos si sono avvicinati all' apparecchio dalla coda, a piedi e muniti di scale a pioli, le quali sono state posizionate in corrispondenza delle entrate. Alle 02:07 del mattino, le forze di sicurezza somale accendevano un fuoco ad un centinaio di metri dal muso dell' aereo, questo provocava lo spostamento di due terroristi nella cabina di pilotaggio. Poco dopo, cariche esplosive facevano saltare le entrate dell' apparecchio e gli assaltatori irrompevano all' interno. Una delle donne del commando, in piedi nel corridoio, venne immediatamente abbattuta mentre la seconda si barricava all' interno di una toilette solo per essere raggiunta da diverse scariche di pistola mitragliatrice. Mentre un nucleo di assaltatori faceva uscire gli ostaggi dal retro, un' ulteriore squadra si occupava di eliminare i due restanti terroristi all' interno della cabina di pilotaggio. Il capo del commando fu in grado di lanciare due bombe a mano nel corridoio, le quali andarono ad esplodere sotto alcuni sedili, ferendo lievemente alcuni passeggeri ed un militare. Entrambi i terroristi vennero uccisi poco dopo. Una volta liberati i passeggeri, questi furono riuniti per l' identificazione. L' operazione aveva termine con la liberazione di tutti gli ostaggi.


Gli uomini della Special Mobile Unit del Malta Police Corps immobilizzano a terra i commandos del Saaqa dopo averli disarmati. I militari egiziani aprirono il fuoco indiscriminatamente su terroristi, ostaggi in fuga e membri dei servizi di emergenza maltesi


MALTA: i commandos egiziani (in abiti civili) danno il via al raid alle ore 20:00 circa, senza avvertire le forze di sicurezza locali e senza mantenere aperto alcun contatto radio con l' unità di crisi. L' avvicinamento viene effettuato a bordo di alcuni carrelli porta bagagli trainati da un mezzo di servizio. Le luci dell' area circostante l' aereo vengono momentaneamente spente. Coperti da un tiratore scelto, due assaltatori entrano nella stiva bagagli e, dopo aver rimosso alcune valigie, piazzano sotto la fila 17 due chili di esplosivo. Nel mentre, alcuni militari giungono presso le uscite di emergenza poste sulle ali. Uno di loro rompe il vetro di un finestrino ed apre il fuoco indiscriminatamente dentro l' aereo, uccidendo e ferendo diversi ostaggi. L' esplosivo viene fatta saltare e la detonazione provoca la morte immediata di alcuni passeggeri, sviluppando un incendio le cui esalazioni uccideranno 51 ostaggi ed un dirottatore. I commandos irrompono quindi all' interno dell' aereo sfruttando la voragine prodotta dall' esplosivo. Nel mentre, pilota e copilota si lanciano dalla cabina sulla pista. Il leader dei dirottatori tenta di fuggire dall' uscita anteriore ma incappa in due commandos cui lancia contro una bomba a mano. Un passeggero egiziano, miracolosamente fuggito dall' aereo, viene ucciso dai militari egiziani nonostante si fosse identificato come un ostaggio. Stessa sorte toccherà ad un altro passeggero. I vigili del fuoco ed i militari maltesi cercano di avvicinarsi all' aereo per spegnere l' incendio e controllare la situazione, ma vengono minacciati con le armi dagli egiziani. La tensione sale. Finalmente, la Special Mobile Unit della polizia maltese giunge sul luogo, disarmando i commandos egiziani e facendoli stendere a terra puntando loro contro le armi. Vengono rilasciati solo dopo l' arrivo del proprio Comandante, ma le armi saranno loro riconsegnate senza caricatori. Al termine del raid si conteranno 57 civili morti, (5 dei quali uccisi dagli egiziani) ed un imprecisato numero di feriti. L' operazione ha avuto termine ma la tensione è ancora alta. Quel che segue ha dell' incredibile. Gli egiziani non hanno infatti identificato i sopravvissuti e temono che i dirottatori possano nascondersi fra i feriti. Una squadra di commandos giunge quindi presso l' ospedale locale, con l' intento di uccidere tutti i sopravvissuti onde esser certi della morte dei terroristi. I militi maltesi circondano l' ospedale ed intimano la resa agli egiziani. Solo l' intervento di un diplomatico americano e di un ufficiale maltese evita un ulteriore bagno di sangue. Il leader dei dirottatori sarà individuato tra i feriti.



Quanto accaduto a Malta fornisce un' idea di ciò che può accadere se tali operazioni non vengono gestite da personale appositamente preparato ed addestrato. In forza di quanto accaduto nel 1985, le forze armate e di polizia maltesi hanno istituito reparti qualificati nella liberazione di ostaggi, addestrati dalle forze speciali italiane e statunitensi.

 

Scenari Futuri

 

Key West, Florida, 1 aprile 2003: membri di un' unità S.W.A.T. (Special Weapons And Tactics) statunitense, prendono in custodia il responsabile del dirottamento di un apparecchio delle Cubana Airlines (Foto © Associated Press)Le procedure esposte fin d' ora, divengono ovviamente inutili nei confronti di attentati come quelli dell' 11 settembre 2001. Benché sia ancora necessario mantenere attive squadre delegate alla riacquisizione di apparecchi dirottati, appare chiaro come la prevenzione sia la carta vincente per scongiurare nuovi attentati suicidi. Unitamente ad un meticoloso screening dei passeggeri prima dell' imbarco, si rende necessaria l' adozione di ulteriori misure a bordo degli aerei. C' è da notare come, prima dell' 11 settembre, la linea da seguire da parte degli equipaggi fosse quella di non opporsi alle richieste dei dirottatori. Attualmente, ci si sta orientando verso la blindatura delle cabine e la presenza di personale armato a bordo, onde neutralizzare immediatamente qualsiasi minaccia. Quelle che seguono sono alcune misure adottate da diverse linee aeree onde meglio difendere i propri apparecchi.

La El Al israeliana, a partire dall' ottobre 2003, ha installato sui propri apparecchi delle contromisure capaci di ingannare i missili a rilevazione termica. Sugli aerei sono inoltre presenti "sceriffi dell' aria", personale addestrato ad eliminare qualsiasi malintenzionato a bordo.

La British Airways, oltre a blindare le cabine di pilotaggio, ha imbarcato sulle rotte a rischio il personale dello S.A.S.

Alitalia ha invece esclusivamente deciso blindare le cabine, misura, a nostro avviso, del tutto insufficiente a garantire la sicurezza a bordo, dato che un qualsiasi dirottatore potrebbe minacciare l' uccisione degli ostaggi per ottenere l' accesso in cabina. I rappresentanti dei piloti hanno addotto quale motivazione la pericolosità della presenza di armi a bordo, forse ignari del fatto che queste impiegherebbero pallottole specificamente ideate per non danneggiare l' aeromobile.

 

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