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Negli anni '60 molti mercenari iniziarono ad operare nel continente africano, ingaggiati dai leader dei nuovi stati indipendenti o dai movimenti di opposizione in esilio. In entrambi i casi, essi si trovarono spesso ad addestrare eserciti e a condurli, alle volte, in battaglia.
I soldati di ventura combatterono in questo periodo in Congo, nel Biafra, in Angola e nella guerra civile scoppiata nel 1967 in Nigeria. In quest' ultimo caso, numerosi avventurieri europei decisero di combattere a favore delle popolazioni secessioniste del Biafra all' interno della Fourth Commando Brigade. Da parte sua anche la Nigeria fece uso di stranieri, piloti egiziani i quali si resero responsabili del bombardamento dei campi della Croce Rossa. Mentre l' esercito nigeriano effettuava continui attacchi contro i civili ed i membri delle organizzazioni di volontariato internazionale, le forze del Biafra ottenevano l' aiuto di piloti mercenari per l' approvigionamento di cibo, medicinali ed armi. Il piu' famoso fra questi fu il Conte svedese Carl Gustav Von Rosen, il quale comandava una squadriglia di cinque aerei Malmö MFI-9 MiniCOIN. Oltre a trasportare medicine e cibo per conto di associazioni umanitarie, gli aerei di Von Rosen si resero protagonisti di raid sui campi d' aviazione nigeriani ubicati presso Port Harcourt, Enugu, Benin City ed Ughelli, dai quali erano partiti attacchi ai voli recanti aiuti umanitari ed i raid aerei su diversi di villaggi e fattorie.
La guerra in Nigeria ebbe termine nel 1970, con la sconfitta delle forze del Biafra, ma i mercenari avrebbero continuato ad operare ancora a lungo in Africa. A meta' degli anni '70, l' inglese John Banks recluto' soldati di ventura per combattere a fianco del National Front for the Liberation of Angola (F.N.L.A.) contro i marxisti leninisti del Popular Movement for the Liberation of Angola (M.P.L.A.), durante la guerra civile scoppiata a seguito dell' indipendenza dal Portogallo. John Derek, leader dei mercenari, sara' successivamente catturato e condannato a morte, unitamente a Daniel Gearhart, Andrew McKenzie e Costas Georgiou (meglio noto quale "Colonnello Callan")
Altro personaggio particolarmente attivo in Africa, fu il francese Bob Denard (vero nome, Gilbert Bourgeaud). Grazie alla sua amicizia con l' ex Presidente Charles De Gaulle, Denard operava spesso a strettissimo contatto con i servizi segreti francesi. Denard sara' arrestato nel 1995 dal G.I.G.N. alle Comore, a seguito di un colpo di stato fallito. Denard aveva gia' rovesciato il Governo delle Comore per ben quattro volte. Nel 2001, Rocco Papalia, Procuratore Generale di Verona, aprira' un fascicolo a suo carico, per aver tentato di reclutare personale tra i movimenti dell' estrema destra italiana.
Altri famosi mercenari quali "Mad" Mike Hoare (coinvolto nella crisi in Congo dei primi anni '60 e nel fallito golpe alle Seychelles del 1978) e Rolf Steiner avrebbero iscritto i propri nomi nella storia del "continente nero". I motivi che spinsero molti di questi a recarsi in Africa per combattere sono di matrice maggiormente ideologica che economica, come nel caso dei diversi soldati di ventura che combatterono i movimenti di guerriglia comunisti finanziati dall' Unione Sovietica e dalla Libia (Muhammar Gheddafi e' ancora coinvolto nel finanziamento di gruppi simili in Africa) in quei conflitti dimenticati dalle Nazioni Unite e dai governi del resto del mondo. Se i guerriglieri schieravano "consulenti" provenienti dai ranghi dei temibili Spetznaz sovietici, gli eserciti regolari africani potevano invece usufruire del supporto di professionisti con alle spalle anni di esperienza nelle forze armate sud africane, europee e statunitensi. Anche i soldati di ventura italiani fecero la loro comparsa in Africa. Costoro, in prevalenza ex appartenenti alla Repubblica di Salo', combatterono nella provincia congolese separatista del Katanga, all' indomani dell' indipendenza dal Belgio, teatro di una ribellione contro il presidente Patrice Lumumba (successivamente assassinato). Agli italiani caduti nel Katanga, Pino Caruso ha dedicato una struggente ballata, intitolata "Il Mercenario di Lucera". Questa contrapposizione tra regimi filo marxisti africani supportati dall' Unione Sovietica e mercenari "neri", ha per forza di cose portato ad una demonizzazione di questi ultimi da parte dei circoli intellettuali di Sinistra, i quali vedevano i soldati di ventura quali strumenti dell' imperialismo contro l' avanzata dell' ideologia comunista in Africa. Oggi la storia si ripete in Iraq ed Afghanistan, dove il contractor e' dipinto quale uno strumento d' oppressione creato dall' industria occidentale (prevalentemente statunitense), mentre il terrorista e' visto quale un valoroso "guerrigliero".

Con la dissoluzione dell' Unione Sovietica all' inizio degli anni '90, nuove risorse umane iniziarono a rendersi disponibili sul mercato internazionale. Si tratta di ex militari appartenuti al temuto K.G.B. od agli Spetznaz, i quali hanno posto le loro capacita' al servizio tanto delle compagnie private quanto di organizzazioni mafiose e criminali (alleandosi ad esempio con i cartelli della droga sud americani). E' in questo periodo che in Gran Bretagna e Sud Africa vedono la luce numerose compagnie di sicurezza fondate da ex membri delle forze speciali di entrambi i Paesi. Negli Stati Uniti, i primi contratti assegnati dal Pentagono a quelle che si facevano adesso chiamare P.M.C. / P.S.C. (Private Military Companies / Private Security Companies), avevano l' obiettivo di supportare le forze statunitensi impegnate nel 1993 in Somalia.
Negli anni '90, le scorribande e i massacri perpretati dalle bande legate all´U.N.I.T.A. (União Nacional para a Independência Total de Angola) di Jonas Savimbi contro multinazionali presenti in Angola per l´esplorazione di importanti giacimenti di diamanti e oro, obbligarono le grandi compagnie russe, israeliane, sud africane e brasiliane a fornirsi di specialisti per difendere grandi progetti in localitá sensibili e primitive. Dopo l´uccisione di alcuni tecnici brasiliani nella regione di Catoca il gigante brasiliano Odebrecht arruoló professionisti per difendere le proprie installazioni e scortare i propri tecnici. La maggior parte di questi uomini erano ex integranti delle forze speciali dell´esercito brasiliano e della Brigata Paracadutisti, personale esperto soprattutto in operazioni nella foresta tropicale, addestrato presso il centro di addestramento di guerra nella selva di Manaus, Amazonia.

Diversi furono gli scontri a fuoco tra i security brasiliani ed i guerriglieri dell´U.N.I.T.A. e vari furono i morti da entrambe le parti, ma in qualche modo questi operatori garantirono il successo delle operazioni della Odebrecht e soprattutto garantirono l´incolumitá dei numerosi tecnici che periodicamente si alternavano nei lavori.
Quattro anni prima dell' intervento americano nel Corno d' Africa, vedeva la luce una delle piu' importanti P.M.C. al mondo, la Executive Outcomes (E.O.). Oggi sciolta, la E.O. venne fondata nel 1989 dal Tenente Colonnello Eeben Barlow con la collaborazione di Tony Buckingham e Simon Mann. Per la formazione della forza iniziale, la compagnia attinse dai ranghi delle unita' sciolte dopo la fine del regime di Apartheid in Sud Africa arrivando in breve tempo a disporre di una forza di 500 consulenti e 3.000 soldati. La E.O., posta sotto il controllo della holding sud africana Strategic Resource Corporation, venne registrata in Gran Bretagna.
L' importanza della E.O. risiede nel ruolo di forza stabilizzatrice giocato in Africa. Nel 1994 i suoi operativi combatterono a fianco del governo dell' Angola contro i ribelli dell' U.N.I.T.A. Nonostante collaborasse solamente con Governi ufficialmente riconosciuti, la E.O. fu spesso accusata di prestare la propria opera anche a favore delle grandi corporazioni per lo sfruttamento delle risorse naturali africani
Nel Marzo 1995 la E.O. pose fine ad un tentativo di insurrezione in Sierra Leone causato dei ribelli del Revolutionary United Front (R.U.F.), i quali vennero costretti ad un cessate il fuoco. Vale la pena analizzare il contesto particolarmente agghiacciante e brutale nel quale i contractors della E.O. si trovarono ad operare in questo caso. A meta' degli anni '90 il R.U.F. di Foday Sankoh aveva oramai raggiunto l' apice della sua forza, spadroneggiando nei villlaggi ed arrivando addirittura a prendere in ostaggio religiosi internazionali. Il rafforzamento delle schiere dei ribelli era direttamente proporzionale all' acuirsi della loro insensata ferocia. Nel Febbraio 1995 il R.U.F. prese in ostaggio diciassette lavoratori stranieri, incluse alcune suore italiane. Onde mostrare al mondo la propria risolutezza, i ribelli non esitarono a trucidare uno degli ostaggi, un prete irlandese. Con il R.U.F. oramai alle porte della capitale Freetown e l' esercito regolare incapace a contrastarlo, al Governo non rimase altra opzione che ingaggiare una forza esterna. Il compito tocco' agli uomini del leggendario Capitano Rober Mackenzie. Nato in Canada, Mackenzie aveva servito in Vietnam sotto le insegne della 101st Airborne, guadagnandosi un Purple Heart per le ferite riportate in combattimento e venendo congedato dallo U.S. Army con una invalidita' del 100%. Nonostante cio', entro lo stesso anno Mackenzie si era rimesso in moto, riuscendo a superare le selezioni per lo Special Air Service rhodesiano e divenendo uno dei combattenti piu' decorati del conflitto in Rhodesia.
Al suo arrivo in Sierra Leone nel Gennaio 1995, egli era accompagnato da un ex ufficiale dei Ghurka, dal Sergente inglese Andrew Myres e da un contingente della compagnia Ghurka Security Guards britannica. L' avventura di Mackenzie ebbe pero' il piu' tragico degli epiloghi. Nel corso di una ricognizione volta ad individuare un sito ideale per l' allestimento di una zona addestrativa, il Capitano, unitamente al Sergent Myres, a tre Ghurka ed alla loro scorta composta da soldati dell 'esercito regolare, caddero vittima di un' imboscata da parte dei ribelli del R.U.F. Mentre la scorta li abbandonava, i contractors combatterono fino all' ultima pallottola, venendo infine sopraffatti ed uccisi. I ribelli cucinarono e mangiarono Mackenzie, poiche' ritenevano che questo avrebbe donato loro il coraggio del valoroso combattente bianco. Con la morte dei loro ufficiali gli uomini della Ghurka Security Guards si ritirarono dalla Sierra Leone.
Con il R.U.F. oramai in procinto di entrare a Freetown, al Governo venne offerta una soluzione da Tony Buckingham, ex militare inglese ed al tempo a capo delle operazioni in Africa per conto di una compagnia petrolifera. Dopo aver assistito al lavoro svolto dalla Executive Outcomes in Angola, Buckingham propose al Governo della Sierra Leone un contratto di due milioni di dollari al mese in cambio di uomini ed equipaggiamenti per eliminare una volta per tutte la minaccia del R.U.F. dal Paese. I contractors, tutti provenienti dalle forze speciali sud africane, vennero introdotti nel Paese a bordo di due Boeing 727 e, al fine di preservare la sicurezza operativa, la destinazione finale venne comunicata loro solo in volo. La E.O. arruolo' anche ex militari provenienti dai Paesi alleati. E' il caso di Fred Marafono, ex operatore dello Special Air Service britannico il quale, quando non impegnato in operazioni di terra, poteva sovente essere visto quale servente alle mitragliarici degli elicotteri Mi-17 Hip ed Mi-24 Hind dell' Air Wing allestito dalla E.O.
Al momento dell' arrivo dei contractors in Sierra Leone, il Paese versava in una condizione tragica. Potenzialmene ricco a causa della presenza di diamanti ed oro, dopo l' indipendenza dalla Gran Bretagna la Sierra Leone aveva dovuto fare i conti con l' alternarsi di molteplici amministrazioni, tutte accomunate da un minimo comun denominatore: la corruzione. Ora al primo posto nella classifica dei Paesi piu' poveri al mondo, la Sierra Leone si trovava anche a fare i conti con la follia dei ribelli del R.U.F., soprannominati i Khmer Rossi d' Africa per il numero di vittime causate tra la popolazione civile. Nelle loro mani erano anche cadute le miniere di diamanti ed oro, spingendo cosi' il Paese sull' orlo della rovina economica. La missione della E.O. sarebbe quindi stata quella di annientare il R.U.F. e restituire le miniere al leggittimo Governo. Dopo aver fatto affluire nel Paese mezzi terrestri ed aerei, i contractors iniziarono ad addestrare una forza costituita da militari locali, i quali si rivelarono pero' completamente inadatti al compito, poiche' costantemente sotto l' effetto di droghe ed alcool. Era chiaro come sarebbero stati gli uomini della E.O. a dover effettuare gran parte delle operazioni di combattimento. Quanto le squadre di ricognizione della compagnia individuarono una imponente concentrazione di ribelli del R.U.F. che si preparavano a sferrare l' assalto finale a Freetown dalla citta' di Moyamba, gli operatori iniziarono i preparativi per un attacco preventivo. Alle prime luci dell' alba, un Mi-24 Hind apriva la strada alle truppe di terra con otto salve di razzi terra aria da 57mm sulle posizioni dei ribelli. Quelli ancora in piedi dopo l' attacco con i missili vennero falciati grazie a ripetuti passaggi con la mitragliatrice Gatling montata sul muso dell' apparecchio. Ma gli uomini del R.U.F. erano in numero superiore rispetto ai contractors e, dopo un iniziale disorientamento, allestirono una difesa aggressiva. Con il passare delle ore pero', i ribelli iniziarono a perdere la propria concentrazione a causa delle droghe e dell' alcool, e gli uomini della E.O. si impadronirono di Moyamba costringendo il nemico a ritirarsi nella propria base sulle colline di Malal. L' attacco a Freetown era stato sventato e, non appena la notizia si diffuse alla radio, gli abitanti della citta' scesero in strada per festeggiare i contractors della Executive Outcomes quali dei veri e propri salvatori. Una battaglia era stata vinta, ma la guerra al R.U.F. era lungi dall' essere vinta.
La E.O. diede quindi il via alla seconda fase del proprio dispiegamento, volta a spingere il R.U.F. nella giungla, ove sarebbe infine stato annientato. L' obiettivo strategico erano le miniere nella citta' di Kono. Se la E.O. le avesse strappate ai ribelli, a questi sarebbe venuta a mancare una fondamentale fonte di entrate. Era prevedibile che il nemico avrebbe difeso strenuamente Kono e che, una volta in citta', sarebbe stato necessario procedere casa per casa per ripulire la citta'. La E.O. programmo' una campagna di tre settimane ma Kono venne conquistata in soli tre giorni e con l' impiego di appena 150 uomini. I ribelli si erano ritirati, ma avevano lasciato sul loro cammino le teste mozzate degli abitanti infilzate su pali. Nei giorni successivi i contractors, unitamente agli uomini dell' esercito locale, si avventurarono nelle campagne circostanti onde eliminare gli ultimi ribelli rimasti nell' area. Nel corso di tali missioni, gli operatori si fermavano spesso nei villaggi sparsi nelle campagne, onde dispensare cure mediche alla poverissima popolazione locale. Una mattina di meta' Giugno del 1995, gli uomini della E.O. udirono dei rumori di arma da fuoco provenire da Wordu, un villaggio a dieci miglia a sud di Kono popolato da contadini scarsamente interessati alle vicissitudini politiche del Paese. Una dozzina di operatori vennero immediatamente dispiegati nell' area, ma al loro arrivo presso il villaggio tute le capanne erano oramai in fiamme. Al loro interno si trovavano i cadaveri di donne, uomini e bambini arsi vivi. Gli operatori della E.O. si lanciarono quindi all' inseguimento dei ribelli, abbattendone diversi e catturandone due ed e' proprio dai racconti di questi ultimi che si pote' ricostruire l' agghiacciante catena di eventi culminata nell' annientamento di Wordu. La sera precedente, i ribelli del R.U.F. erano calati come demoni sul villaggio, trasformandolo in un vero e proprio inferno in terra. Tutti gli abitanti di sesso femminile, a prescindere dalla loro eta', vennero stuprati. I padri furono costretti ad assistere a violenze di gruppo perpetrate sulle loro figlie, spesso in giovanissima eta'. Gli adolescenti vennero costretti a violentare le loro stesse madri. Donne e bambine che erano state stuprate ebbero dei pali incandescenti infilati all' interno dei loro organi genitali. I ribelli si erano inoltre dedicati al loro "passa tempo" preferito: la mutilazione. Uomini, donne e neonati ebbero nasi, labbra, mani ed orecchie mozzati. A diversi furono anche cavati gli occhi. Al termine delle violenze, ai ragazzi del villaggio venne ordinato di uccidere i loro stessi genitori, pena la morte. Orribilmente traumatizzati, questi ragazzi sarebbero stati forzati ad unirsi ai ranghi del R.U.F. per divenire bambini soldato. Il conteggio finale dei morti ammonto' a 265 civili orribilmente torturati ed uccisi. Gli unici due sopravvissuti furono due neonati, miracolosamente protetti dai corpi delle loro madri intrappolate nelle capanne in fiamme.
Dagli interrogaori effettuati sui due ribelli catturati, gli uomini della E.O. furono in grado di risalire al luogo da dove era partito il brutale raid, un campo a Gandorhum. Tre giorni dopo la E.O. era pronta a spazzare via l' accampamento ribelle. Nel corso della notte il campo venne bombardato con mortati da 81 e 120mm caricati con proiettili al fosforo bianco, incendiari ed esplosivi. Alle prime luci dell' alba, coperti dal fuoco dei mortai, i contractors iniziarono l' avvicinamento all' obiettivo. Il mattino successivo il campo era stato completamente obliterato ed il morale dei ribelli del R.U.F. aveva subito un durissimo colpo.
Le E.O. non aveva comunque abbandonato le operazioni hearts and minds, guadagnandosi il pieno appoggio delle tribu Kamajori. Costoro erano cacciatori della giungla, protettori dei prorpi villaggi e delle tradizioni ed acerrimi nemici del R.U.F. I Kamajori rispettavano gli spiriti della foresta ed ogni essere vivente e dal loro punto di vista la violenza scatenata dai ribelli non poteva che avere radici nella piu' profonda malvagita'. I Kamajori si muovevano nella giungla con la leggerezza degli spettri, e ben presto iniziarono fornire alle E.O. informazioni riguardo alla posizione di diverse basi del R.U.F.
Nonostante i risultati ottenuti in Sierra Leone, la E.O. si trovo' ad affrontare l' ostilita' della comunita' internazionale, allarmata dalla presenza di "mercenari" nel Paese. Il coro di voci contrarie alla presenza della E.O. era guidato dall' amministrazione Clinton. E' a questo punto pero' che la compagnia mise a segno il colpo piu' importante nella sua lotta ai ribelli, con l' arresto di Mamma Sankoh, moglie di Foday Sankoh e sedicente "alta sacerdotessa vodoo" in grado di garantire l' invincibilita' ai ribelli grazie ai suoi presunti poteri magici. In isolamento e con le razioni di cibo ridotte al minimo, Mamma Sankoh capitolo' dopo appena quarantotto ore, fornendo alla E.O. ed al Governo della Sierra Leone dettagli sulle personalita' chiave del R.U.F. e la posizione di tutte le basi. Vennero quindi avviate una serie di operazioni militari che portarono ad un decisivo indebolimento del movimento.
Ad appena otto mesi dall' arrivo in Sierra Leone, la E.O. era quindi riuscita a riconsegnare nelle mani del legittimo Governo le miniere nazionali. Freetown era tornata sicura e le Nazioni Unite si preparavano alle libere elezioni che avrebbero riportato la democrazia nel Paese. A fine marzo, il neo eletto Presidente Ahmed Tejan Kabbah rivelo' pressioni straniere affinche' il contratto con la E.O. fosse reciso. Kabbah era preoccupato dai segnali che vedevano alcuni ufficiali delle forze armate complottare con Sankoh (ancora latitante) onde rimuoverlo dal potere. La compagnia offri' di rimanere un ulteriore mese nel Paese, ed effettuare un' ultima operazione contro il R.U.F. a costo zero per il Governo. Individuata l' ultima roccaforte dei ribelli, la E.O. lancio' un 'operazione della durata di tre giorni, al termine dei quali Sankoh ed i suoi uomini si arresero. Il 30 Novembre 1996, Foday Sankoh firmo' un cessate il fuoco con il Presidente Kabbah. Nel loro ultimo rapporto al Presidente ed ai Governi stranieri presenti nel Paese, gli analisti della E.O. evidenziarono l' elevata probabilta' che, in caso di una loro partenza, i ribelli sarebbero riemersi dalla giungla e che una fazione dell' esercito avrebbe tentato di rovesciare nuovamente il Governo. Il 25 Maggio 1997, ad appena cento giorni dalla definitiva partenza della E.O. dalla Sierra Leone, un colpo di stato militare ordinato dal Maggiore Johnny Paul Koroma costrinse il Presidente Kabbah alla fuga, instaurando un Governo guidato dal' Armed Forces Revolutionary Council e composto da ufficiali dell' esercito rinnegati, dai ribelli del R.U.F. e da un gruppo di disertori noto come West Side Boys.
Allo scoppio delle ostilita', furono in pochi a dimostrarsi effettivamente in grado di prendere in pugno le armi e combattere per il Paese. Tra questi vi erano Fred Marafono e Neal Ellis. Ex contractors della E.O., i due operatori avevano rifiutato di abbandonare il Paese al suo destino dopo la partenza della compagnia. Ai due era quindi stata offerta la cittadinanza da parte del Presidente Kabbah. Non appena i ribelli si erano impossessati di Freetown, i due erano saltati a bordo dei loro elicotteri d' attacco per contrastare quello che credevano fosse un nuovo tentativo di insurrezione del R.U.F. Non appena appreso della fuga del Presidente, Marafono ed Ellis fecero ritorno alla loro base e, dopo aver riunito tutto il personale di terra, raggiunsero Kabbah, adesso in esilio in Guinea. Ma se la comunita' internazionale era stata solerte nel richiedere il ritiro della E.O. dalla Sierra Leone, altrettanta rapidita' non venne dimostrata nel cercare di arginare la nuova crisi nel Paese.
Abbandonato a se stesso, anche in questo caso il Governo legittimo si trovo' costretto a rivolgersi ad una compagnia di contractors. Il compito di ristabilire l' ordine venne affidato alla Sandline International di Tim Spicer la quale, a lavoro terminato, cedette il passo alle Nazioni Unite. I Caschi Blu si dimostrarono pero' incapaci di mantenere l' ordine e la sicurezza nel Paese, il quale precipito' nuovamente nelle mani di fazioni ribelli. La Gran Bretagna invio' un contingente in aiuto alla popolazione civile. Quando un gruppo di militari inglesi venne rapito dai West Side Boys (la fazione piu' sanguinaria allora in circolazione), Downing Street autorizzo' l' invio di una forza costituita da paracadutisti, operatori dello Special Air Service e dello Special Boat Service. L' operazione "BARRAS", supportata da membri delle P.M.C., pose di fatto fine al regno di terrore instaurato dai ribelli, i quali vennero annientati dalla violenza dell' attacco britannico.
Ma la vera pietra angolare nella storia moderna delle P.M.C. venne posta in Iraq nel 2003, quando l' Office of Reconstruction and Humanitarian Assistance (successivamente rinominato Coalition Provisional Authority) assegna alla britannica Global Risk Strategies un contratto per la protezione del suo staff e la valutazione dei rischi. Da quel momento in poi, i contractors diverranno una presenza stabile in Iraq, toccando quota 43.000 nel luglio 2007 e superando in numero lo stesso Esercito statunitense (forte di 21.000 uomini) ma attestandosi comunque ben dietro alle forze armate irachene, che annoveravano ben 118.000 truppe. Praticamente ogni civile straniero che si muova in Iraq e' oggi protetto da uno o piu' contractors. Esiste infatti anche chi opera in solitario, proteggendo giornalisti o uomini d' affari nel corso di brevi visite. L' approccio prescelto in questo caso e' quello di mantenere un profilo basso, molto diverso da quanto accade con le grandi compagnie americane, il cui modus operandi resta quello di aprire automaticamente il fuoco contro ogni veicolo che si reputi sospetto. Tale condotta e' stata resa possibile dal vuoto legislativo nel quale operano tali compagnie. I cittadini statunitensi operanti con le P.M.C. e che si macchino di crimini non possono infatti essere perseguiti ne' dalla legge americana, ne' ovviamente, dal codice penale militare. I contractors che hanno operato ad Abu Grahib non sono ad esempio mai stati perseguiti dai tribunali statunitensi.

Nell' Agosto 2005, al fine di regolare l' azione delle P.M.C. in Iraq, il Governo iracheno ha approvato una speciale legislazione. Anche le compagnie hanno iniziato ad impiegare metodi non letali verso quei veicoli che non siano stati sicuramente identificati quali minacce. La britannica Olive Security ha ideato una cartuccia composta da una miscela di cera e polvere di piombo e che puo' essere esplosa da un fucile a pompa. Qualora un veicolo sospetto si avvicini ad un convoglio, il contractor fa fuoco contro il muso del mezzo, distruggendone il radiatore e bloccandolo.

L' anno e' il 2005 ed il luogo e' un campo rifugiati presso Bunia, in Congo. Due alti ufficiali delle Nazioni Unite stanno effetuando un' investigazione onde verificare voci inerenti episodi di violenza sessuale compiuti da alcuni Caschi Blu ai danni di donne e bambini ospitati nel campo. Gli ufficiali perlustrano il campo da cima a fondo, parlano con alcuni testimoni ed effettuano il controllo delle infrastrutture. Proprio nel corso della loro visita, i due efficiali assistono ad una scena che conferma drammaticamente le accuse dei profughi: tra l' erba alta del campo, lontano dalle tende che ospitano i rifugiati, un soldato delle Nazioni Unite e' intento a violentare una bambina. Violenze e torture sono un fatto all' ordine del giorno in Congo, un Paese al centro di una guerra volta all' acquisizione delle vaste miniere di diamanti nel sottosuolo. I congolesi si sono quindi dovuti difendere di volta in volta dall' assedio delle milizie provenienti da Angola, Namibia, Ruanda e Zimbawe, le quali si rendevano spesso protagoniste di stupri, mutilazioni e massacri. Oltre che di diamanti, il Congo e' inoltre ricco di coltano, un minerale indispensabile per il funzionamento di computer e cellulari. L' arrivo delle truppe O.N.U. sarebbe quindi dovuto essere stato accolto con giubilo dalla martoriata popolazione congolese. I Caschi Blu si sono invece abbattuti come locuste sui civili in cerca di rifugio e cibo. Donne e bambini hanno spesso subito ricatti sessuali onde ottenere quel cibo che i soldati O.N.U. erano stati incaricati di distribuire. A macchiarsi maggiormente di tale vile pratica risultano essere stati i Caschi Blu provenienti dal Marocco e da altre nazioni del continente africano. A cadere spesso vittima dellle violenze sono state ragazzine di eta' compresa tra i 10 ed i 12 anni, perche' meno probabilmente sieropositive (e' stato calcolato che oltre la meta' delle morti in Sud Africa sia causato dal virus dell' H.I.V.). Nel continente africano, il motto dei Caschi Blu e' quindi "piu' sono giovani e meglio e' ". Purtroppo, come ci informa John Geddes nel suo "Highway to Hell", solo i casi piu' evidenti sono stati perseguiti, mentre sarebbero centinaia quelli insabbiati in nome del buon nome delle Nazioni Unite.
Tali episodi non sono purtroppo limitati al Congo. Anche in Liberia, Sierra Leone, Costa d' Avorio e Burundi si sono infatti verificati stupri compiuti dai Caschi Blu. L' arrivo delle truppe O.N.U. in Cambogia negli anni '90, ha visto un incremento esponenziale del numero di bordelli tailandesi e di casi di H.I.V. tra la popolazione. A Timor Est e' venuta a verificarsi una situazione simile, ma questa volta le prostitute tailandesi venivano introdotte nel Paese direttamente sui voli dell' O.N.U. Grazie a piloti compiacienti, gli aerei utilizzati per il trasporto degli aiuti umanitari recavano con loro anche carichi di prostitute sieropositive. Recentemente il Governo sudanese ha rifiutato l' invio dei Caschi Blu a protezione dei campi profughi in Darfur in quanto questi avrebbero portato alla propagazione tra i rifugiati dell' H.I.V.
I crimini a sfondo sessuale perpetrati dai Caschi Blu, si inseriscono nel problema piu' ampio della qualita' dei soldati forniti all' O.N.U. Mentre le nazioni occidentali non risultano avere problemi nell' inviare elementi provenienti da unita' altamente preparate, nel caso dei Paesi africani e mediorientali la situazione e' del tutto differente. Nazioni nelle quali e' reale il pericolo di una rivoluzione (magari a carattere religioso, come in Marocco od in Pakistan) preferiscono mantenere gli uomini migliori all' interno dei propri confini, fornendo alle Nazioni Unite solo elementi di scarto. Tale fattore si ripercuote drammaticamente sull' efficacia e la disciplina dei reparti schierati nei teatri operativi. Si pensi ai Caschi Blu olandesi a Srebrenica, rimasti comodamente seduti a guardare mentre le truppe serbe trucidavano 7,000 civili o a come il contingente delle Nazioni Unite inviato in Ruanda abbia miseramente fallito nell' impedire il massacro di mezzo milione di civili innocenti. Kofi Annan, allora a capo della missione nel martoriato Paese, resosi conto dell' impossibilita' dei suoi uomini a mantenere l' ordine, si spinse a richiedere all' allora segretario generale delle Nazioni Unite l' invio di una forza di mercenari a ristabilire l' ordine. La risposta fu un netto rifiuto.
L' O.N.U. ha condannato i massacri e gli stupri di massa compiuti in Sudan a partire dal 2004 da parte della milizia araba Janjaweed, ma alle parole non ha fatto seguire alcuna risoluzione ne' i Governi occidentali (in mancanza di risorse energetiche sulle quali mettere le mani) hanno manifestato l' interesse ad intervenire. Non vi e' ombra di dubbio che, qualora fosse loro consentito, le P.M.C. farebbero a gara per aggiudicarsi il contratto per difendere i campi profughi. I contractors assumerebbero inoltre un carattere proattivo, dando la caccia alle milizie arabe ed infliggendo loro pesanti perdite le quali farebbero rivalutare loro l' opportunita' di continuare ad attaccare i profughi indifesi. Quello che non consente l' impiego di mercenari pe risolvere i tanti conflitti dimenticati del pianeta e l' "International Convention Against the Recruitment, Use, Financing and Training of Mercenaries" approvata dalle Nazioni Unite nel 1989.
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