Contractors Italiani

 

Contractors italiani in IraqIl sequestro dei quattro contractors italiani e la morte di Fabrizio Quattrocchi, hanno acceso i riflettori dei media italiani sul mondo delle P.M.C./ P.S.C. (Private Military Companies / Private Security Companies), scatenando molte volte delle inutili e sopratutto imprecise polemiche, spesso mosse soprattutto da manipolazioni politiche. Ma sicuramente poco si é parlato, o se si é parlato si é voluto solamente riempire degli spazi televisivi con dei canta storie vestiti da esperti di geopolitica, che realmente non conoscono assolutamente niente di questo nuovo fenomeno che fa parte del mondo globale. Tutti hanno voluto crocifiggere i nostri contractors che coraggiosamente si erano recati in un Paese pericolosissimo, a rischiare la vita per proteggere quella di coloro che stavano cercando di ricostruire una nazione in nome della libertá. Ma la libertá e l´onore sono oramai ideali che sembrano appartenere alla generazione dei nostri nonni, visto che con assoluto cinismo, una volta tornati in Italia, i nostri contractors vengono indagati e fino ad oggi trattati come se fossero dei criminali.

 

La Medaglia d' Oro al Valor Civile Fabrizio Quattrocchi posa con due colleghi in Iraq. Quattrocchi sara' assassinato il 14 Aprile 2004 dopo essere stato rapito da un gruppo di terroristi

 

Ma in realtá pochissimi sanno cosa realmente i nostri contractors hanno fatto in Iraq, sopratutto coloro che sono rimasti e che per circa un anno hanno servito la libertá e contribuito alla ricostruzione del Paese. Testimoni presenti hanno esaltato la professionalitá dei nostri contractors, sia durante le operazioni di protezione, che quotidianamente con i contatti con la popolazione locale, descrivendoli come operatori determinati ma allo stesso tempo di animo sensibile e ripettosi degli usi e dei costumi locali. Amati dagli iracheni e rispettati dagli americani, parleremo di eroi dimenticati che sono stati protagonisti di azioni di coraggio uniche e difficilmente dimenticabili.

 

Contractors italiani in Iraq

 

Mosul – Iraq 24 Aprile 2004

Un team di P.S.D. distribuiti su due suburban parte per Mosul per scortare uno dei piu' importanti tecnici del progetto. Alla guida di uno dei due mezzi c´é uno dei contractor italiani , pugliese, ex paracadutista della Folgore chiamato H, sicuramente uno dei piú esperti P.S.D. italiani in Iraq.

Il convoglio attraversa Debes e due ore dopo é alle porte di Mosul, considerata una delle cittá piú pericolose dell´Iraq, dove molti contractors erano gía caduti in diversi attacchi.

Il team leader ex Ranger americano ordina al convoglio di percorrere un tracciato alternativo non pianificato. Questa decisione provoca fortissime proteste sopratutto da parte delle guide locali a bordo del secondo suburban, ritenendo che si stesse andando incontro a morte certa.

Piú volte l´equipaggio del suburban guidato dal P.S.D. pugliese cerca di convincere via radio il team leader che dirigersi verso la zona est di Mosul e' un suicidio, visto che ci si sarebbe addentrati nel cuore dell´odio sunnita.

Le guide iraqene, prese dall´isterismo, minacciano di lanciarsi dal suburban in corsa nel caso non si fosse tornati indietro. A questo punto l´equipaggio del mezzo guidato dal P.S.D. italiano decide di prendere l´iniziativa e porre fine ad una missione insensata.

Il contractor italiano accellera e supera il suburban di testa, e ad alta velocitá effettua un testa coda al centro della strada obbligando anche l´altro mezzo a fare lo stesso.

Ad alta velocitá comincia a percorrere la strada contro mano aprendosi varchi all´interno delle colonne di auto che procedono in senso inverso.

Improvvisamente un auto con quattro uomini a bordo armati di AK 47 cerca di bloccare la strada al convoglio. Il nostro P.S.D. con determinazione lancia il suo mezzo ad alta velocitá contro l´auto degli insorgenti, spazzandoli via e riuscendo a uscire da una situazione potenzialmente letale.

 

Contractor italiano ripreso con un collega straniero in Iraq

 

Beji – Iraq 1 Maggio 2004

Ore 7.00: un convoglio di contractors di una importantissima P.S.C. americana parte per una operazione di protezione e ricognizione dalla Mulla Abdulla Power Station di Kirkuk, dirigendosi verso Bejii.

Del convoglio fa parte un contractor genovese ex legionario chiamato K, presente in Iraq da piú di un anno. Insieme a lui l´equipaggio é composto da P.S.D. americani e Sud Africani.

Il team leader, un ex Marine decide di attraversare delle colline che dividono la provincia di Kirkuk da Bejii, decisione presa motivandolo quale un percorso piú corto e veloce, e sopratutto difficile da prevedere da parte delle forze insorgenti.

Superato un check point della polizia iraqena, il convoglio entra in una gola che taglia le colline in due. Dopo circa due km vengono sparati contro il convoglio tre razzi R.P.G. (Rocket Propelled Grenade), seguiti da lunghissime raffiche di AK 47. Il convoglio é fortemente colpito ed un P.S.D. americano alla guida dell´auto di punta cade sotto il fuoco nemico.

Il convoglio rallenta e risponde al fuoco. Il contractor italiano prende il comando dell´auto di testa e coordina le operazioni di evaquazione dalla killing zone, traendo in salvo l´intero convoglio.

 

Baquuba – Iraq 24 Maggio 2004

L' addestramento di personale iracheno da parte di contractors italianiUn convoglio di P.S.D. di una delle piú importanti P.S.C. statunitensi lascia l´aeroporto internazionale di Baghdad in direzione Kirkuk. L' autocolonna é composta da quattro mezzi. Su due sono presenti due contractors italiani: l´ex legionario di Genova e l´ex paracadutista di Bari. L' obiettivo della missione é quello di scortare degli osservatori di un importantissimo progetto, alla Mulla Abdulla Power Station di Kirkuk.

Usciti da Baghdad, il paracadutista pugliese, insieme con un ex S.W.A.T. (Special Weapons And Tactics) statunitense, avvista un uomo sul ciglio della strada. L' iraqeno parla al cellulare e, non appena si accorgie di essere stato notato, scappa precipitosamente. Immediatamente l´ex S.W.A.T. spara alcune raffiche di MP5 in alto come avvertimento, ma l´iraqeno, incurante del pericolo, scompare tra la folla .

L ´equipaggio si rende immediatamente conto che quell' iraqeno aveva il compito di avvisare qualcheduno dell' arrivo del convoglio.

L' equipaggio comunica quindi via radio piu volte l´accaduto al team leader, tentando di indurlo a cambiare strada, ma l´arroganza di quest' ultimo, superiore alla sua saggezza, fa si che si continui in direzione Baquuba.

Poco dopo, il timore di un attentato si concretizza in realtá. All´entrata di Baquuba una violentissima esplosione accompagnata da varie raffiche di AK 47 investe il convoglio .

Sopratutto l´ultima auto e colpita in pieno dall´esplosione dell´I.E.D. (Improvised Explosive Device), uscendo fuori strada. Il resto del convoglio prosegue fino al check point di polizia due km piú avanti.

Arrivati lí, gli operatori mettono in sicurezza il perimetro, mentre i due italiani con l´ex S.W.A.T., chiedono al team leader di organizzare un' azione di recupero dell´equipaggio saltato in aria.

Il team leader, con estremo cinismo, comunica che nessuno sarebbe tornato indietro per degli iraqeni. A questo punto gli italiani inferociti chiedono di tornare indietro da soli per recuperare gli amici feriti. L´arrogante team leader minaccia gli italiani di licenziamento e li costringe a rinunciare al proprio piano, proseguendo in direzione Kirkuk ed arrivandovi dopo due ore.

Dopo una protesta violentissima da parte dei due italiani e degli iraqeni in merito a ció che era accaduto, il Security Manager decide sotto la pressione dei due italiani di inviare un convoglio per cercare di recuperare ció che restava degli iraqeni saltati in aria. Purtroppo si arriva troppo tardi e con un secondo fine: quello di recuperare i mezzi abbandonati.

 

Contractor italiano in Iraq. L' uomo e' un ex Paracadutista della Brigata Folgore

 

Deserto di Bejii 04 Giugno 2004

Alle 8.00 di mattina un convoglio esce dalla base di K2 a Bejii con l´obbiettivo di recarsi all´installazione petrolifera di Bejii 2, onde prelebare dei tecnici e condurli a K2.

Tre mezzi compongono il convoglio di scorta, su uno dei mezzi sono i due italiani . L´operazione dura circa 30 minuti; durante il ritorno a K2 due dei tre mezzi vanno in panne, fermandosi nel bel mezzo del deserto ed in una delle zone piú pericolose e sopratutto piú battute dagli insorgenti.

I P.S.D. americani decidono di lasciare a guardia dei mezzi in panne gli uomini della sicurezza iraqena, un manipolo di uomini mal armati ed inesperti che non riuscirebbero da soli a difendersi nel caso di attacco.

I due contractors italiani decidono di non abbandonare gli iraqeni, perció rimangono con loro nel mezzo del deserto in attesa di un´azione di recupero da parte degli americani.

Gli americani se ne vanno e gli italiani decidono di organizzare un' azione di interdizione per proteggersi in caso di attacco. I due occupano un ponte attraversato da una ferrovia, onde avere una maggiore visione ed un controllo dall´alto. Il primo prende posizione sulla struttura con il suo S.D.V. Dragunov, mentre il secondo copre l´altro lato del ponte insieme agli iraqeni.

Rimaranno isolati per circa tre ore, espondendosi a rischi terribili in caso di individuazione da parte delle milizie insorgenti. Gli, nonostante altissimi rischi corsi, non avrebbero mai abbandonato ad un destino terribile i propri compagni.

 

Contractors italiani addestrano personale iracheno

 

Baghdad – Irish Street 14 Giugno 2004

Ore 8.00: il team di Bejii 2, composto da tre veicoli suburban, si prepara per una missione di scorta verso Baghdad. La missione consiste nell´accompagnare il Security Manager di Bejii all´aeroporto di Baghdad. Dopo un controllo dei mezzi presso la base di K2, il convoglio inizia la sua missione in direzione Baghdad.

Nel mezzo di punta (point car), un ford F 250 pick–up, ci sono tre contractors italiani: il primo alla guida, il secondo quale shooter ed il terzo alla mitragliatrice montata esternamente.

Tutto procede per il meglio anche se tutti sono molto preoccupati per la situazione di insicurezza che in quei giorni devasta l´intero Iraq.

A Baghdad, non appena entrato nella Irish Street, il convoglio viene attaccato da un´ auto in corsa che dall´ altra corsia spara alcune raffiche e fugge via.

Nessuno viene ferito ed il convoglio continua in direzione dell´aeroporto. Dopo pochi minuti dal primo agguato, circa 20/ 30 insorgenti attaccano il convoglio, scaricando raffiche di mitragliatrice da un ponte, da alcune abitazioni sul lato destro e sinistro della strada.

Il convoglio e' pesantemente colpito, ed uno degli italiani viene ferito da una pallottola al volto. lI Ford F 250 é seriamente compromesso, tanto che dopo pochi metri all´uscita di un tunnel si ferma perché il motore e' danneggiato.

Tutti escono dai mezzi e rispondono al fuoco degli insorgenti che ripiegano solo sotto il fuoco delle mitragliatrici di squadra.

 

Contractors italiani ritratti con un gruppo di iracheni

 

I contractors italiani e gli uomini della sicurezza iraqena sono praticamente a piedi con un ferito ed un morto. L´auto con a bordoa il Security Manager parte lasciando morti e feriti al loro destino.

All´improvviso un mezzo con alcuni iraqeni feriti ed un morto si ferma per prestare assistenza, ma i tre contractors italiani decidono di aspettare l´intervento dell´esercito americano e, sopratutto, di non abbandonare i feriti ed il corpo di un P.S.D. iraqeno.

Lanciato l' SOS, un altro contractor italiano di Rapallo ex parcadutista del 186º Reggimento di Siena, ascoltando la chiamanta di emergenza dei suoi amici, eroicamente e da solo sale a bordo di un mezzo e dalla Green Zone decide di andare incontro agli amici in pericolo.

L´imboscata sulla Irish Street é sicuramente considerata una delle piú violente e micidiali dell´operazione O.I.F., e il comportamento dei P.S.D. italiani nonche' la loro reazione, venne riconosciuto dagli americani, i quali ringraziarono ed elogiarono la grande professionalitá degli italiani.

 

14 Giugno 2004, Baghdad: i danni subiti dal Ford F 250 a seguto dell' imboscata in Irish Street

 

Baghdad – Baiap 24 Giugno 2004

Due dei contractor italiani impiegati in operazioni di protezione in Iraq, chiedono appoggio all´ambasciata italiana per essere accompagnati all´aeroporto di Baghdad.

L´ambasciata mette a disposizione due mezzi blindati e gli uomini del 1º Reggimento Carabinieri Paracadutisti " Tuscania".

Durante il viaggio verso l´aeroporto, un mezzo Striker statunitense taglia la strada senza preavviso alla point car dell´ambasciata, a bordo della quale si trovano i due contractors italiani, un maresciallo del "Tuscania" e l´autista (anche' egli del "Tuscania"). L´ automobile é proiettata come una scheggia sulla corsia opposta ribaltandosi piu' volte.

 

Contractors italiani sul luogo dell' incidente a Baiap

 

Il mezzo si ferma in un pantano sul lato destro della corsia. I due contractors italiani sono lievemente feriti, ma i due carabinieri del Tuscania sono gravi.

Mentre i carabinieri della seconda auto mettono il perimetro in sicurezza i due contractor , tirano fuori dall´auto i due carabinieri incoscienti e gravemente feriti .

La situazione e' gravissima ed il convoglio e' fermo in una delle zone piú pericolose di Baghdad. Non era escluso che in pochi minuti, l´equipaggio avrebbe potuto avere addosso l' intera citta' inferocita.

Non si puo' perdere tempo. Uno dei due contractors italiani decide da solo di percorrere Baiap a piedi alla ricerca di una pattuglia americana.

Il contractor pugliese, rischiando di essere colpito sia dagli insorgenti che dagli americani per errore, si incamina per le strade di Baiap e dopo pochi minuti riusce a fermare una pattuglia americana , che soccorre i Carabinieri portandoli in salvo.

 

Contractors italiani, personale iracheno e statunitense sul luogo dell' incidente a Baiap

 

Mosul – Novembre 2004

Un convoglio si muove in direzione Mosul, nel nord dell´Iraq. All´operazione di protezione partecipa un contractor italiano, il pará di Rapallo.

A pochi km da Mosul il convoglio viene attaccato da un manipolo di insorgenti che scatenano l´inferno. Decine di razzi R.P.G. vengono sparati contro il convoglio, che si divide in due.

Rimangono indietro alcuni iraqeni che cadranno sotto il fuoco nemico, ed un sud africano che riuscirá a fuggire. L´altra parte del convoglio comandata dal pará di Rapallo, ingaggierá un violentissimo scontro a fuoco onde cercare di recuperare gli amici rimasti indietro.

Ma il coraggio del contractor italiano puó poco contro i razzi R.P.G. che hanno la meglio. Nonostante ció il team riesce ad infliggere numerose perdite tra gli insorgenti, che decidono infine di ripiegare.

 

Contractors di Genova con un gruppo di colleghi stranieri

 

 

Non solo Iraq: l' impegno in Brasile

 

Operatori della First Line Tactical in Brasile

 

Rio de Janeiro é attualmente considerata quale una delle cittá piú pericolose al mondo. Circa 300 favelas arrampicate su colline coperte di vegetazione tropicale, fanno da baluardo a ferocissime organizzazioni di narcotrafficanti, che obbligano la cittá ad una guerra non dichiarata ma che ogni anno fá centinaia di morti. Solo nel 2005 piú di 180 poliziotti sono morti a Rio de Janeiro in confronti con i nacotrafficanti dei vari commando (Comando Vermelho, Primeiro Comando, ADA, Terceiro Comando), come sono chiamati i gruppi dediti al traffico di droga. Una situazione insostenibile pensando ai Giochi Panamericani di Rio 2007, dove varie delegazioni di diversi paesi sono state protagoniste di una grande festa dello sport.

 

Contractors dell' italiana First Line Tactical ed operatori del B.O.P.E. (Batalhão de Operações Policiais Especiais) impegnati in un' operazione nelle favelas di Rio de Janeiro

 

Ed e' proprio per far fronte a queste problematiche di violenza assurda (che sempre piú crea un nesso tra Rio e Bogotá) che le istituzioni di pubblica sicurezza cominciano ad interessarsi nel trovare soluzioni alternative onde combattere e ridurre la violenza.

 

Contractors della First Line Tactical ed operatori del B.O.P.E. effettuano il controllo delle armi

 

Vengono effettuati diversi stage con il personale del F.B.I. (Federal Bureau of investigation), della D.E.A. (Drug Enforcement Administration) e con la S.W.A.T. (Special Wepons And Tactics) americana, fino a quando le autoritá decidono di contattare una P.M.C. di matrice italiana chiamata First Line Tactical per occuparsi dell´addestramento specializzato di varie forze speciali, sia di polizia che delle forze armate.

 

Istruttori della First Line Tactical nel corso di una sessione di tiro con fucili di precisione

 

La scelta é motivata dall´esperienza dei suoi consulenti, giá veterani di varie operazioni in paesi quali l' Iraq , l' Afghanistan , Israele ed i Paesi dell' Africa. Il personale di First Line Tactical trascorre circa due anni dedicandosi all' addestramento di varie forze speciali, nonostante grandi difficoltá politiche e tentativi di manipolazione da parte di forze parallele al governo, le quali cercano in qualsiasi modo di ostacolare l´operato dei consulenti di casa nostra.

 

Istruttore della First Line Tactical addestra personale delle forze speciali brasiliane

 

Forze d' élite come il B.O.P.E. (Batalhão de Operações Policiais Especiais), CORE GRU.ME.C. (Grupamento de Mergulhadores de Combate) e la Brigata Paracadutisti sono oggi estremamente grate all' operato degli uomini di First Line Tactical, i quali sono riusciti a trasmettere importanti esperienze a questi reparti, impegnati quotidianamente in una guerra dimenticata.

 

Istruttore della First Line Tactical addestra personale delle forze speciali brasiliane

Contractors della First Line Tactical posano con in compagnia del Comandante del B.O.P.E.

 

IL C.O.A.T. (Corso di Operazioni Anti- Terrorismo) creato interamente da consulenti italiani per la sicurezza dei Giochi Panamericani di Rio 2007.

I Giochi Panamericani di Rio 2007 rappresentano una sfida internazionale per il Brasile, che vive problemi di sicurezza a livelli di paesi in guerra. Le continue pressioni da parte degli U.S.A. e del Canada che minacciano di non inviare le proprie delegazioni sportive nel caso in cui il Paese non adotti le necessarie misure anti terrorismo, spingono il Governo a prepararsi alla lotta al terrorismo .

 

Istruttore della First Line Tactical addestra un operatore delle forze speciali brasiliane impegnato nel C.O.A.T. (Corso di Operazioni Anti- Terrorismo). L' operatore e' armato di pistola mitragliatrice Heckler & Koch MP5 SD

 

In un primo momento viene chiesto aiuto ad Israele che invia i propri consulenti, ma dopo le azioni belliche tra Israele e Libano del 2006, ed il sospetto che il Brasile abbia trasportato sui propri aerei ed accolto rifugiati libanesi vicini all´organizzazione terroristica Hezbollah, creano uno stato di gelo tra i due Paesi, che spingr Israele a sospendere il suo appoggio al Brasile.

 

Addestramento all' assalto ad aerei di linea dirottati

 

Questo episodio spinge il Governo brasiliano a chiedere aiuto agli U.S.A., che puntualmente inviano a Rio esperti del F.B.I. e dell´ US.ATAP. Dopo vari cicli di studio ed addestramento, i consulenti americani abbandonano il campo (considerati i rapporti tra il governo di sinistra brasiliano ed il regime del presidente Venezuelano Hugo Chavez).

 

Addestramento all' assalto ad aerei di linea dirottati

 

A questo punto la Segreteria di Sicurezza Pubblica di Rio de Janeiro si rivolge a First Line Tactical che, referenziata dallo U.S. Bureau of Diplomatic Security del consolato americano di Rio, accetta l´incarico ed inizia lo studio per la formazione di una Task-Force anti terrorismo.

 

Addestramento all' assalto ad aerei di linea dirottati

 

Lo studio si sviluppa per circa sei mesi nel corso dei quali vengono analizzate varie problematiche di carattere operativo, ma sopratutto legislativo, ed all´inizio di Giugno 2006, First Line Tactical presenta alla segreteria di Sicurezza Pubblica un programma di addestramento anti & contro terrorismo, che vedrá protagonista un gruppo interforze composto da elementi delle varie forze speciali brasiliane.

Il processo selettivo é durissimo: su cento aspiranti ne vengono selezionati venti, che passeranno i prossimi 90 giorni in una full- immersion, sottoposti ad un rigido addestramento degno della migliore tradizione operativa europea (sopratutto italiana).

Alla fine di Settembre 2006 gli operatori del C.O.A.T. sono pronti a garantire la sicurezza delle delegazioni sportive che prenderanno parte ai giochi.

Ancora una volta l´esperienza degli operatori italiani ha portato i suoi risultati, soprendendo anche gli amici americani.

 

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Fabrizio Quattrocchi: un esempio

 

Fabrizio Quattrocchi, ripreso nel corso di un servizio di protezione (NON in Iraq). Oltre ad essere stato un professionista della sicurezza, Quattrocchi aveva servito all' interno della riserva dell' Esercito Italiano Alla fine è tornato sui suoi passi, con la coda fra le gambe e lo sguardo di chi cerca di farsi perdonare dopo averla combinata grossa. No, non stiamo parlando di un qualche simpatico cagnolino sgridato dal suo padrone, ma del Gip (Giudice Indagini Preliminari) del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis. Con quella sua faccetta paffutella, questo simpatico ometto si è visto incalzato dalla stampa e violentemente attaccato dalla parte sana del Paese, per aver gettato fango sul compianto Fabrizio Quattrocchi e sui suoi ex compagni di prigionia, Stefio, Agliana e Cupertino. Senza alcuna prova concreta, De Benedictis ha fatto dono all' Italia del proprio parere personale sull' intera faccenda degli ex ostaggi. E lo ha fatto dando prova di una insensibilità che (trattandosi di un uomo di legge e quindi di una persona obbligata dalla propria professione al massimo equilibrio) lascia esterrefatti. Secondo il giudice, Quattrocchi, Stefio, Agliana e Cupertino "erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della coalizione e questo spiega, se non giustifica, l'atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti." Ma che belle parole! Allora, vediamo di fare un po di analisi del discorso. I quattro sono definiti "fiancheggiatori" della Coalizione, ma in che modo costoro "fiancheggiassero" non ci viene detto (De Benedictis spiegherà in seguito che li ha definiti "fiancheggiatori" poichè erano stati visti vicino a dei militari della Coalizione... ma allora erano "fiancheggiatori" poichè letteralmente visti "di fianco" rispetto ai soldati?). E ancora, "essi erano sul territorio di quel Paese in veste di mercenari, o quantomeno, di 'gorilla' a protezione di uomini di affari in quel martoriato Paese". Allora, se questi uomini devono essere definiti quali "mercenari" poichè offrivano i propri servigi nei confronti di altri, il termine (benchè infelice) potrebbe forse essere appropriato anche se datato (oggi infatti si utilizza il termine "contractors"). Ma se per "mercenari" intendiamo dei biechi uomini privi di principi e pronti a vendersi senza scrupoli al più alto offerente, allora si prende una vera e propria cantonata, oltre ad insultare la memoria di Quattrocchi ed i suoi colleghi. Sul sito internet della Presidium (l' agenzia che aveva assunto i quattro) si legge infatti che la società non intrattiene alcun rapporto con "regimi sotto embargo - paesi che violano i diritti umani - governi che appoggiano il terrorismo internazionale - organizzazioni terroristiche - organizzazioni criminali." I nostri quattro compatrioti erano in Iraq al solo scopo di offrire protezione agli impiegati delle aziende impegnate nella ricostruzione del Paese. Percepivano ovviamente uno stipendio, come lo percepisce il Gip De Benedictis, che ovviamente non svolge il proprio lavoro per puro spirito di carità cristiana ma avrà anche lui una famiglia da mandare avanti. Si è poi parlato delle pistole mitragliatrici MP5 in possesso dei quattro. De Benedictis, evidentemente un grande esperto di armi, ha collegato la loro presenza al fatto che i nostri fossero stati armati dalla Coalizione. Sicuramente il nostro togato amico ignora il fatto che tale tipo di armi è attualmente in uso dal 90% delle agenzie di sicurezza del mondo, senza che esse abbiano mai messo piede in Iraq. Questo poichè, come tutti i nostri Visitatori ben sanno, le MP5 rappresentano uno standard ineguagliato nel campo delle pistole mitragliatrici. Appare quindi evidente come la conoscenza delle armi di De Benedictis, si limiti a quelle che stringevano in pugno i soldatini di piombo con i quali giocava da piccino.

 

Le reazioni alle "sparate" del Gip sono state principalmente di unanime condanna. "Vorrei che il magistrato Giuseppe De Benedictis ricordasse le ultime parole pronunciate da Fabrizio prima di essere ucciso". Così Graziella Quattrocchi, sorella di Fabrizio Quattrocchi, ha commentato le affermazioni del Gip di Bari. "Queste affermazioni e definizioni provenienti da un magistrato - ha continuato - mi lasciano addolorata ed esterrefatta. Vorrei chiedergli come definisce tutte le persone che operano in Iraq." Il sottosegretario alla Difesa, Francesco Bosi, è stato chiaro: "Al Governo non risulta che i quattro lavorassero per gli Stati Uniti o per la Cpa: erano invece al servizio di privati". Una loro diretta dipendenza dagli Usa, ha sottolineato, "non è mai risultata a nessuno, a meno che non si voglia elucubrare e dire se tu lavori per uno, che a sua volta lavora per un altro, ecc.. Ma si tratta comunque di congetture che non possono portare a dichiarare che ci fosse una collaborazione diretta". Il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, ha invece invitato il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, "a dire parole alte e forti" onde restituire "pienamente l' onore civile a Fabrizio Quattrocchi, che è stato assassinato dai terroristi islamisti". Duro anche il giudizio del Sottosegretario all' Interno, Alfredo Mantovano. La definizione di mercenari data dal gip di Bari agli ex ostaggi, ha sostenuto, "non ha bisogno di commenti. Qualifica la condizione in cui si trova una parte della magistratura italiana: totalmente ed irresponsabilmente distante dalla realtà. Prima ancora che ideologicamente schierata". L'Italia, ha proseguito Mantovano, "è presente in Iraq in una missione di pace che include la ricostruzione di infrastrutture e beni essenziali per la vita di un popolo martoriato da decenni. Qualunque persona di buon senso considera opportuno proteggere e garantire la sicurezza di tale opera, in assenza della quale ogni lavoratore, dall'ingegnere al camionista, rischia la decapitazione". Diverso invece il giudizio del Verde "abbraccia-alberi" Alfonso Pecoraro Scanio, che non facendosi alcuno scrupolo umano di sorta, ha cavalcato con opportunismo la vicenda per chiedere al Governo di riferire in Parlamento su presunte verità nascoste relative alla vicenda degli ex ostaggi.

 

Alla fine comunque, De Benedictis ha dovuto ritrattare, affermando di essere stato frainteso. Il Ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, ha così commentato il coraggioso dietro front di De Benedictis: "Ora il Gip di Bari dice di essere stato frainteso: evidentemente è lui che si è espresso male. E con questo suo errore ha infangato la memoria di un italiano, vittima della barbarie del terrorismo. Il giudice di Bari, se ammette l'errore, dovrebbe far seguire a questa sua ammissione l' abbandono della toga. Non si può infatti continuare ad indossare la toga dopo che si è commesso uno sbaglio che ha offeso il sacrificio di un innocente nostro connazionale: Quattrocchi ha riservato il suo ultimo pensiero all' Italia e merita rispetto". De Benedictis finirà comunque davanti al Consiglio Supremo della Magistratura. La morale di tutta questa storia, con buona pace del Gip, è inequivocabile. Quattrocchi, dinnanzi ad una pistola, è stato in grado (con eroico coraggio) di non rinnegare quegli ideali sui quali aveva costruito la propria vita. De Benedictis, davanti ad un semplice microfono, ha invece ritrattato tutto quanto scritto di suo pugno. Quattrocchi è stato assunto ad esempio di quell' indomabile e commovente spirito patriottico, che si fa beffa della morte e lo pone quindi a confronto diretto con alcune delle più belle figure del Risorgimento italiano (quale il Bersagliere privo di una gamba Enrico Toti, che una volta terminate le munizioni, con un ultimo disperato slancio di orgoglio patriottico, caricò le trincee austriache scagliando loro contro la sua stampella). Di De Benedictis invece, nella storia italiana, non resterà nulla. Fabrizio Quattrocchi, dalla sua dimora in cielo, ci ha quindi ancora una volta dimostrato cosa significhi essere un Uomo. Verso un ometto quale De Benedictis, invece, non possiamo che provare umana compassione.





Il compianto Fabrizio Quattrocchi, valorosamente caduto in Iraq, il 14 aprile 2004

 

Medaglia d'oro al valor civile

QUATTROCCHI Sig. Fabrizio

Data del conferimento: 13- 3- 2006

alla memoria

motivo del conferimento

Vittima di un brutale atto terroristico rivolto contro l'Italia, con eccezionale coraggio ed esemplare amor di Patria, affrontava la barbara esecuzione, tenendo alto il prestigio e l'onore del suo Paese. 14 aprile 2004 - Iraq



 

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