
Sperwan Ghar, Settembre 2006, operazione "MEDUSA"
Nel Settembre 2006 la N.A.T.O., con l' operazione "MEDUSA" condotta nel distretto di Panjwayi, lancia una delle piu' massiccie offensive della sua storia. Benche' l' operazione avesse coinvolto per la maggior parte forze canadesi, operatori dei "Green Berets" vennero chiamati a supporto. Quanto segue e' un estratto dell' opera "Lions of Khandahar", scritta dal Maggiore Rusty Bradley e pubblicata da Bantham Books. Il Maggiore Bradley ha comandato un Operational Detachment Alpha chiamato a supporto delle truppe convenzionali nel corso dell' operazione. Il testo che segue e' stato tradotto in italiano dalla redazione di Corpi d' elite.net
I primi proiettili colpirono il parabrezza come una mazza. Mi irrigidii aspettandomi il peggio. Fortunatamente il vetro blindato fece il suo lavoro, altrimenti le mie cervella sarebbero schizzate per tutto il mezzo. Gli R.P.G. (Rocket Propelled Grenades) ci venivano sparati contro da cosi' vicino che potevo vedere le loro alette stabilizzatrici, che avrebbero potuto tagliare la testa, un braccio, od una gamba e distruggere un veicolo leggero con sconcertante rapidita'. Le loro scie erano sospese in aria. Il ruggito delle mitragliatrici era assordante ed atterriva. Eravamo appena arrivati sul campo di battaglia.
L' operazione "MEDUSA", la piu' grande offensiva della N.A.T.O fino ad allora, si stava trasformando in un disastro. Non lontano, l' avanzata principale dei canadesi si era fermata sotto l' attacco di armi anticarro ed stata imbrigliata in combattimenti urbani. Il mio team, ed i nostri alleati afghani, era da cinque minuti nel mezzo di un furioso conflitto a fuoco alla base di Sperwan Ghar, una sperduta collina nel distretto Panjwayi, nella provincia occidentale di Kandahar. Due altre unita' di Special Forces stavano conducendo i soldati afghani su per la collina e sotto il fuoco nemico. Se fossimo riusciti a conquistala, avremmo potuto chimare attacchi aerei a supporto dei notri alleati della N.A.T.O.
I primi due minuti di un combattimento sono i piu' precari. Capisci chi hai difronte entro i primi trenta secondi, ammesso di vivere abbastanza. Le raffiche di mitragliatrici che colpirono i nostri Ground Mobility Vehicles (G.M.V.) e lo sbarramento di R.P.G. mi fece capire immediatamente che stavamo fronteggiando nemici che sapevano quel che stavano facendo. I talebani avevano gia' inferto un duro colpo ale unita' meccanizzate canadesi, uccidendo quasi una dozzina di uomini e distruggendo diversi mezzi. Potevo sentire i canadesi alla radio. Stavano combattendo per le loro vite. Tutti noi lo stavamo facendo. Questo era il mio terzo turno in Afghanistan e quando me ne andai sette mesi prima, avevamo quasi cacciato i talebani da Kandahar. Dovevano essere demoralizzati e sconfitti, ma poi la N.A.T.O. ha assunto il controllo dell' Afghanistan meridionale, rimpiazzando le unita' americane con un insieme di truppe provenienti da tutto il mondo. I comandanti N.A.T.O si concentrarono nell' allestimento di team di ricostruzione provinciali, trascurando le operazioni di combattimento e mantenimento della sicurezza. A cinque anni dall' inizio della guerra, questo cambio di strategia avrebbe portato al periodo piu' turbolento dalla caduta del regime talebano nel 2001.
Ci avevano avvertirti che i talebani erano tornati in forze. Avevano ammassato migliaia di combattenti nel Panjwayi, ed erano determinati a conquistare Kandahar, la capitale della provincia sud dell' Afghanistan. Questi non erano talebani improvvisati, quelli degli inizi che sparavano a casaccio sperando che Allah gli concedesse di uccidere gli infedeli e vivere un altro giorno. Questi utlizzavano manvore sincronizzate e ben coordinate. Dopo uno sbarramento di R.P.G., il nemico aveva iniziato a puntare i razzi direttamente contro i serventi delle nostre mitragliatrici pesanti, sperando di distruggerle od ucciderne gli operatori. Questo era il nostro primo contatto con un movimento talebano determinato a cacciarci dall' Afghansitan meridionale. Riparati all' interno dei nostri mezzi, fronteggiavamo un potere di fuoco che avevamo visto raramente dall' inizio della guerra. I colpi contro il lato posteriore destro del mio mezzo mi fecero trasalire. Sedevo in direzione dell' uscita, e girai la testa appena in tempo per vedere l' ennesimo razzo colpire il suolo. I traccianti delle mitragliatrici che seguirono, centrarono il mezzo e la terra intorno a noi, rimbalzando ovunque. Girai la mia M240 in direzione della minaccia piu' velocemente che potei. Il reticolo di canali di irrigazione, vegetazione fitta e capanne era illuminato dal fuoco dele armi del nemico.
"Contatto a destra! Contatto a destra!", urlai sopra il ruggito delle armi. Ogni mitragliatrice e lancia granate sui nostri mezzi erutto' contro le postazioni talebane. Dovevamo inondare il nemico con quanta piu' potenza di fuoco possibile. Proprio mentre cominciavamo ad ottenere vantaggio, inziammo a ricevere colpi dalle mura di una fortezza in fango davanti a noi. Eravamo all' aperto e senza copertura. I colpi rimbalzavano intorno e dentro il veicolo, poi ci fu un lampo. I denti mi iniziarono a far male e sentii in bocca il sapore forte e metallico di esplosivi. La confusione ed il dolore mi ricordavano che ero ancora vivo. Avevamo nemici davanti, alla nostra sinistra e a destra. La loro imboscata aveva quasi tagliato a meta' il convoglio, prevenendo l' arrivo di rinforzi. Questo era stato il loro obiettivo fin da principio. Dividere l' unita', causare confusione, e finirci individualmente.

Ci serviva supporto aereo immediato! Elicotteri da combattimento Apache olandesi orbitavano su di noi. Il suono dei loro cannoni da 30mm era musica per le nostre orecchie. Gli elicotteri iniziarono a sventagliare gli edifici per spingere fuori i loro occupanti. I primi due razzi degli Apache colpirono la casa a meno di un campo da football di distanza. Il suono acuto delle esplosioni significava che i razzi avevano colpito i loro bersagli. Appena il fumo inizio' a diradarsi, i soldati afghani aprirono il fuoco, abbattendo quattro o cinque talebani che stavano uscendo barcollando dall' edificio. I nemici centrati in pieno normalmente stramazzano al suolo come bambole di pezza, proprio come questi. Capii che avevamo contro tra i quaranta e i cinquenta talebani sopra ed intorno alla collina. Avevamo circa sessanta soldati afghani e trenta uomini delle forze speciali divisi in tre A-Team ed un B-Team per il comando e controllo. Questo B-Team avrebbe dovuto essere composto da dodici uomini, ma in realta' erano solo quattro in un mezzo. Il nostro obiettivo, Sperwan Ghar, si ergeva nella valle cosparsa di campi separati da profondi canali di irrigazione. Era una posizione privilegiata, perche' chiunque da li' avrebbe potuto vedere su e giu' per la valle ed oltre il fiume, dove i canadesi venivano fatti a pezzi.
Mentre cercavamo disperatamente di salire su per la collina, contattammo il Tactical Operation Centre per ricevere ulteriori informazioni. Stavano guardando lo scontro attraverso un Predator che volava sopra il campo di battaglia, rivelando una situazione drasticamente diversa da quello che ci era stata prospettata durante il briefing. "Talon 30, qui e' Eagle 10. Questa e' la situazione: il conteggio delle forze nemiche non ammonta a dozzine ma a centinaia, forse anche migliaia. Sono ovunque! Ricevete, passo?". Avevamo gia' usato meta' delle nostre munizioni. Ora sapevamo che eravamo tremendamente in minoranza e scarsamente armati. Frontaggiavamo centinaia di combattenti taebani, ed altri continuavano ad arrivare da ogni direzione. Eravamo in guai seri.
La lunga colonna di polvere poteva essere vista a chilometri di distanza. I civili continuavano a scappare. Numerose richieste per Rangers, Marines o qualsiasi altro supporto erano state rifiutate, ma dopo il secondo contrattacco in meno di ventiquattro ore, il comando I.S.A.F. a Baghram si decise ad inviare la Comanche Company della 10th Mountain Division, ed un altro team di Special Forces. Mandarono anche due Howitzer da 105mm attaccati a due Chinook. Meno di venti minuti dopo l' arrivo dei cannoni a Keybari Ghar, i loro serventi erano pronti a far fuoco. La compagnia di fanteria della 10th Mountain Division arrivo' dieci minuti dopo. Aveva guidato da Kabul attraverso l' Highhway One, fermandosi solo per fare il pieno di carburante. Non ci importava da dove arrivassero, eravamo solo grati che fossero li'. Il convoglio formo' un enorme cordone protettivo intorno all' artiglieria. Lo Special Forces Team 376 del 3rd Battallion accompagnava la fanteria insieme ad altri soldati afghani. Conoscevo il loro team leader, Mike, dal corso di qualifica. Scese giu' dal suo mezzo e, indicando la minigun montata minacciosamente sopra di esso disse "Ho portato la distruzione con me." Adesso li avremmo gonfiati per bene.
L' arrivo della Comanche Company della 10th Mountain Division rappresentava la prima volta che un' unita' convenzionale veniva posta sotto il comando di una forza speciale nel corso di un' operazione su larga scala. Era stata pianificata un' operazione ad ampio raggio per ripulire l' obiettivo Billiard, ovvero l' area a nord di Sperwan Ghar. La Comanche Company si sarebbe infiltrata attraverso il deserto, avrebbe fatto irruzione attraverso i villaggi e si sarebbe poi diretta a sud ovest, eliminando qualsiasi minaccia difronte allo Sperwan Ghar. Servivano volontari per guidare i soldati afghani attraverso i labirintici villaggi nei quali si sarebbe avventurata la Comanche. Riley, Casey e Smitty si offrirono per la missione. Mentre i soldati si muovevano attraverso uno dei villaggi sottostanti, entrai nel mio mezzo e mi diressi in cima alla collina. Bill parcheggio' accanto a me, proprio mentre dalla radio esplose la voce di Smitty.

"Talon 30, qui e' Sierra 31. Unita' in contatto. Contatto pesante. Oltre cento A.A.F. (Anti-Afghanistan Forces). Fuoco di armi di piccolo calibro, R.P.G. e mitragliatrici. Cento metri a nord-est della nostra posizione. Sto cercando di aggirarli con gli afghani. Ho bisogno di supporto immediato", disse Smitty senza fiato. Potevo sentire il crepitare dei colpi in sottofondo e vedere il cambattimento esplodere davanti a noi. I talebani gli avevano teso un' imboscata. Da lontano sembravno formiche che uscivano fuori da un cumulo di terra. Una cinquantina di talebani spuntavano fuori dai canali di irrigazione mentre i soldati americani ed afghani inseguivano delle esche. Smitty ottenne finalmente acuni elicotteri, ordinandogli di effettuare passaggi sul nemico con i mitragliatori. Un comandante talebano poteva essere udito mentre cercava di raggruppare i suoi uomini, mentre altri tornavano semplicemente a nascondersi negli edifici. I suoi uomini venivano spinti in uno spazio confinato. C'erano segni del nemico ovunque, i corpi dei morti ed i feriti erano sparpagliati tra le abitazioni e le capanne. Altri locali erano pieni di armi, cibo, parti di ricambio e motociclette cinesi di scarsa qualita'. Udi' Dave imprecare. Qualcuno era stato colpito. Mentre tornavo alla radio, un secondo soldato venne ferito. "Abbiamo quattro uomini colpiti, uno 'e americano". Un membro dell' Embedded Training Team che lavorava con gli afghani era stato ucciso mentre cercava di scavalcare le mura di un vigneto. Un soldato afghano era stato ucciso ed alti due feriti. I quattro vennero caricati sul retro di una Ford Ranger, che sgommo' via in una nuvola di fumo verso la posizione di Comanche. Vidi otto Ford Ranger carichi di soldati afghani fuggire verso l' autostrada, evidentemente non intezionati a fermarsi prima di aver raggiunto Kabul. Almeo adesso sapevamo cosa il nuovo Afghan National Army sapeva fare: scappare.
Il Comandante della 10th Mountain, Comanche 6, richiese supporto. I suoi uomini erano colpiti da un' area ubicata tra la collina e la loro posizione, in un campo vicino al fiume. Dovevamo ottenere una migliore postazione d' osservazione, cosi' ci muovemmo, con Chris e Zack dietro di noi con il loro mezzo. Finalmente vedemmo del movimento vicino a delle capanne non lontane da Sperwan Ghar. Partendo da una scuola, un gruppo di circa cento combattenti attacco' la collina appena arrivammo, questo era il terzo contrattacco. Adesso erano in una pentola a pressione, compressi tra la Comanche e noi. Le loro mitragliatrici aprirono il fuoco appena ci videro.

Brian e Dave si scambiarono di posto, dato che Dave aveva passato quasi tutta la mattina alla torretta del mezzo. Brian era adesso alla mitragliatrice, mentre Ron ed io lavoravamo sulle griglie per un attacco aereo, assicurandoci che gli apparecchi non avrebbero aperto il fuoco sui nostri. Ron salto' fuori dal retro del mezzo proprio mentre il fuoco iniziava ad intensificarsi, posizionandosi all' angolo di una scuola. Era piu' sicuro li' e mi poteva parlare attraverso la radio. Proprio in quelo momento vidi un R.P.G. colpire il muro della scuola, facendo schizzare via pezzi di cemento ma senza esplodere. La testata atterro' a pochi centimetri da Ron. Il nemico era talmente vicino che il razzo non aveva avuto il tempo di armarsi. Guardando attraverso il binocolo da sinistra a destra, cercai la sagoma di una testa e di un R.P.G. "E' li'! E li!'" urlo' Brian mentre apriva il fuoco contro una stalla. Circondata da alberi, la stalla aveva la forma di una piccola capanna per gli attrezzi ed era cinturata da un muretto. Il fuoco della mitragliatrice di Brian apri' buchi nel muretto. Un' esplosione fece volare in aria parte di un torso umano, seguita da un' altra detonazione che provoco' una sorta di nebbiolina bianco/rossastra. L' insorto indossava uno zaino pieno di razzi ed un proiettile doveva averlo colpito. Brian continuo' a martellare il muro fino a farlo crollare ed essere certo che nulla si muovesse.
Il team di Hordge, dall' altra parte della collina, becco' sei combattenti intenti a fuggire verso un edificio a nord. "Il nemico ariva da sud, possiamo chiudere questo buco. Forse dovresti tornare sull' altro lato della scuola", mi disse alla radio. Hodge era in una posizione d' osservazione avvantaggiata, e io decisi di seguire il suo consiglio. Tornammo alla nostra posizione precedente. Udi' Jared parlare alla radio con Hodge e Bruce. Domani avremmo dovuto necessariamente fare una ricognizione delle colline di Zangabar Ghar, anche note come la Schiena del Drago. Giu' nei vigneti, Riley e Casey si muovevano velocemente mentre i soldati afghani li seguivano e facevano tenere basse le teste ai talebani con fuoco accurato. Mentre scendevano giu' per i stretti canali d' irrigazione, Riley poteva sentire le urla di un talebano alla radio. Allineati ai lati della porta dell' edificio dove i talebani erano fuggiti, Riley e gli afghani fecero irruzione. Un talebano con un giubetto tattico, radio alla mano, fece per strisciare verso il suo AK-47, distante diversi metri. Un binocolo giaceva accanto al fucile. Aveva fori di proiettile su entrambe le gambe ed una scia di sangue lo seguiva mentre strisciava. Dopo avergli legato polsi e caviglie, Riley lo perquisi'. Il telefono satelitare, due cellulari ed un rotolo di banconote, confermavano che questo era un comandante. "Mi sa che gli fa un male cane", disse Riley ai soldati afghani. "E' tutto vostro". Sei paia di mani afferrarono il leader talebano che aveva appena cercato di ucciderli. Era responsabile della morte dei loro amici e di atrocita' commesse contro la popolazione locale.
Su per la collina, Bill mi raggiunse. Aveva ascoltato la battaglia alla radio. "Se le cose inziano ad andar male, dico di andare dritti giu' per la collina ed attaccare il nemico dal suo punto cieco. Non ci vedranno mai arrivare. Possiamo ammazzarne un bel mucchio e tornare qui. Non permettero' ai nostri di rimanere inchiodati laggiu'." Ero daccordo con lui. Ci preparammo al nostro assalto. Bill si coordino' per l' attacco con Riley, Smitty e Casey ma le cose sembrarono calmarsi nell' ora successiva. I talebani spararono qualche colpo ma non come nei giorni precedenti. Rimanemmo al sicuro nei mezzi e nella scuola.
Seduto nel mio mezzo mi allungai per raggiungere il contenitore dove tenevo le munizioni. All' improvviso qualcuno ci tiro' contro un altro razzo, che passo' accanto, esplodendo alcuni metri alle nostre spalle. "Qualcuo ha visto il lancio?", chiese Bill alla radio. "Se non iniziano a sparare allora significa che stanno solo cercando di attirare la nostra attenzione lontano da qualcosa di interessante. Non sparate e state a vedere cosa succede". Vedevo Brian con la coda dell' occhio annuire in egno di approvazione. Era un gioco del gatto col topo. "Dove siete?", pensavo. Non importava. La collina era nostra e se la volevano veramente sarebbero venuti a prendersela. Potevamo sentire il chiacchiericcio dei talebani alla radio ed un comandante ordinare di attaccare Sperwan Ghar. Feci un cenno a Victor, che prese appunti. "Vedi di scrivere ogni parola", disse Dave. Il comandante stava riprendendo chi ci aveva appena sparato contro un R.P.G. per non essersi coordinato con un mitragliere, dicendogli che ci aveva mancatt e sprecato un razzo. Riferendosi a noi, diede un nuovo ordine. "Hamla, hamla, za, za," urlo' alla radio. "Attaccate, attaccate, andate, andate". Victor urlo' qulacosa che si perse nel caos. Colpi e schegge inziarono a colpire i mezzi, mentre chiamavo Jared alla radio. Stava cercando di dirigere due scontri e cercava di comunicare mentre altre mitragliatrci inziavano a sparare. Potevano essere ovunque a questo punto. "Qui e qui. Se fossi io vorrei operare da questi due punti." Si trattava di canali di irrigazione distanti 150 metri l' uno dall' altro. Ron era daccordo con me ed inzio' a passare le coordinate agli aerei. Un jet ci sorvolo' basso per riconoscere i bersagli. "Dobbiamo marcarli cosi' che possano distinguerci dal nemico", disse Ron. "Possiamo sparare contro uno degli edifici o dare fuoco a qualcosa per marcarli?", chiesi. Bill ordino' ai mortaisti di sparare proiettili fumogeni in un campo pieno di sterpaglie, mentre il resto di noi apri' il fuoco nella stessa direzione, sperando che i traccianti appiccassero il fuoco. Ci riuscimmo.
"Che ne dici di queto?" chiesi a Ron. "Niente. Il pilota non puo' vederlo." Piano B allora. Sparai un AT4 contro una capanna. Il razzo la centro' in pieno appiccando il fuoco al tetto. "Bersaglio marcato! Bombe in arrivo!", confermo' Ron. L' F-18 fece un passaggio e sgancio' il suo carico. L' esplosione fece tremare i nostri mezzi e detriti inziarono a piovere dall' alto. Dopo l' attacco, potevamo sentire i talebani urlare alla radio: "Ci stanno uccidendo. Nove fratelli sono stati colpiti, gli altri sono feriti! Fate presto!". La bomba aveva centrato in pieno la postazione nemica. Ron ci guardo', e sogghignando ci disse "Mi sa che non li abbiamo mancati!"

